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Avellino, è l’ora della svolta per la nuova stazione ferroviaria?

di Egidio Leonardo Caruso 

La questione meridionale fu evocata per la prima volta in Parlamento dal deputato Antonio Billia, nel 1873, in quell’occasione si discuteva da giorni di un arsenale da costruire a Taranto, per il quale l’assemblea si era espressa a maggioranza con voto segreto, a favore, nonostante la ferma contrarietà dell’allora governo Lanza-Sella, in nome del pareggio di bilancio. Le pressioni esercitate dal re Vittorio Emanuele II, sul Parlamento con l’obiettivo di far ritirare la sfiducia al governo, ebbero successo e Billia reagì in aula:” Si manifesta agli occhi di molti, i quali nel ritiro della legge veggono lo svolgimento di un sistema che ha nell’obiettivo speciale una parte solo dell’Italia… il risultato a me sembra codesto: che le provincie meridionali si trattano con tale noncuranza, quasi fossero un accessorio del paese”.

Un illustre irpino e meridionalista nonché fondatore del Corriere dell’Irpinia, l’avellinese Guido Dorso, il 2 dicembre 1924 dalle colonne de la Rivoluzione Liberale, di Pietro Gobetti, che gli aveva affidato la rubrica “Vita meridionale”, lanciò l’Appello ai meridionali, firmato con altri tredici meridionalisti, nel quale cominciava a mettere a fuoco un leitmotiv della sua azione, sostenendo che la «questione meridionale» era «tutta la questione italiana», che andava fronteggiata mediante un netto ricambio di classe dirigente, frutto della costituzione di nuove formazioni politiche.

A più di un secolo di distanza queste parole sono di un’attualità disarmante, osservando le condizioni di totale abbandono, incuria e inefficienza, in cui versano tante località del meridione d’Italia, compresa la città Capoluogo di provincia, che sconta da decenni la mancanza di una classe dirigente capace di dare risposte concrete, rapide ed efficaci ai bisogni della cittadinanza e in una visione territoriale più ampia, dell’intera provincia a tal punto, che da molti, Avellino viene spesso definita “la città delle incompiute”. Basti pensare che per attivare il Sottopasso di collegamento tra Piazza Garibaldi e via San Leonardo, i cittadini del capoluogo, hanno dovuto attendere oltre quindici anni mentre per l’Autostazione AIR in Via Fariello, ce ne sono voluti oltre trenta, e 36 milioni di euro spesi.

La mobilità con la carenza cronica di infrastrutture, rappresenta il tema dei temi, balza agli occhi lo stato della Stazione Ferroviaria di Avellino, ferma ormai dal 2012, di fatto esclusa dai collegamenti con il resto del Paese. Diverse associazioni del territorio, tra cui: InLocomotivi, Giovani Aree Interne, ACLI Avellino, si sono mosse per chiedere a gran voce la riattivazione, così da poter uscire da un intollerabile isolamento. Ad aggravare ulteriormente il tutto, è il disagio che gli utenti affrontano quotidianamente, ricordiamo infatti, che i circa 5 mila studenti irpini che frequentano la vicina Università di Salerno, e il 28% degli studenti iscritti presso l’Università del Sannio provengono dalla provincia di Avellino, costretti a muoversi con mezzi propri, o con bus che spesso e volentieri si fermano per strada. Nonostante un finanziamento complessivo pari a 230 milioni, i lavori di elettrificazione della tratta SA-AV-BN che si sarebbero dovuti concludere entro il 2021, sono fermi al palo a causa di continui rinvii. Avellino e l’intera provincia non possono più aspettare, per questo nei mesi scorsi proprio le associazioni, hanno proposto di sopperire alla mancanza di collegamenti per studenti e pendolari, mediante treni a gasolio o ibridi. A pochi mesi dalla scadenza fissata ad Aprile 2026, il ritorno del Capoluogo e dell’Irpinia, nel Servizio Regionale Nazionale, appare del tutto improbabile.

A proposito di infrastrutture lo scorso 7 febbraio, presso la Sala De Mita del Carcere Borbonico di Avellino, si è tenuto un incontro di ascolto e partecipazione, per la redazione del nuovo PTCP. Il progetto dell’Ance Avellino, riguarda la realizzazione di un nuovo tratto ferroviario, tra Baiano e Avellino (zona Ospedale), mediante un piccolo traforo del Monte Partenio di circa un chilometro e mezzo, così da interrompere l’isolamento del Capoluogo, e al tempo stesso dotare la Stazione di Avellino di un collegamento strategico con l’AC/AV Napoli-Bari. Ad illustrarlo, l’architetto Mauro Smith: “l’infrastruttura è pensata come se fosse il frammento di una metropolitana regionale. È un dato di fatto che le città dotate di questo tipo di collegamenti con l’Alta Velocità, registrano un evidente incremento del Pil, tale da ripagare in pochi anni i costi dell’infrastrutturazione. Un teorema del resto già dimostrato in Francia e in Germania, l’unica sfida che può sostenere il Sud, è la connessione con le infrastrutture. Il grande corridoio ferroviario Scandinavo-Mediterraneo attraversa tutta l’Italia, fino alla Sicilia, va anche a Bari, ma passa nella Valle a fianco alla nostra Irpinia. La nostra idea è quella di connettere questi poli, e di integrare le reti già esistenti”.

Il Presidente della Provincia Rizieri Buonopane ha colto l’occasione per annunciare l’imminente firma della Convenzione presso il Ministero degli Esteri- Programma Nazionale per il Turismo delle Radici-. Inoltre come spiegato da Roberto Gerundo, Presidente del Comitato Scientifico PTCP Avellino: “L’opera rientra a pieno nella strategia di sviluppo economico dell’Irpinia e dei suoi 118 comuni”. Per evitare, – prima che sia troppo tardi – l’estinzione di quei territori comunali che si ritiene non si possano mai più riprendere come pronosticato nella SNAI 2025. Dobbiamo dare una marcia in più alla possibilità che il piano accompagni gli insediamenti produttivi, nell’immediatezza creando lavoro e occupazione”.

L’investimento previsto sfiora i 13 milioni di euro, basterà a realizzare la svolta tanto attesa?

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