“In una realtà, non me ne voglia nessuno, complessa come quella di Avellino. Una città che ha un tessuto sociale complicato, con una borghesia molto omogenea: un Liceo, un Circolo, un Corso. Nella quale muoversi spesso all’ interno di zone grigie e fluide non e’ sempre facile. Il colonnello Albanese ha interpretato da ultimo anche questo ruolo”. E’ uno dei passaggi dell’intervento con cui il pm antimafia Henry John Woodcock, ieri sera ha salutato il colonnello Domenico Albanese, che da oggi lascia il Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino.
Un’occasione anche per fare il bilancio sull’operato della DDA e della polizia giudiziaria sul territorio irpino, che il pm partenopeo avuto modo di conoscere tramite il processo Aste Ok. “I Carabinieri di Avellino sono un fiore all’occhiello della Polizia Giudiziaria campana, con la quale ho lavorato tanto, continuo a lavorare. Per mesi ho bivaccato presso i locali del Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino”. Per Woodcock “l’ufficio del pubblico ministero funziona se ha accanto una polizia giudiziaria che e’ in sinergia e che lo segue. La polizia giudiziaria funziona se ha la consapevolezza di avere un rappresentante dell’ufficio del pubblico ministero che in qualche modo gli stia alle spalle. Il colonnello Albanese ha interpretato la sintesi di questa sinergia, che può sembrare banale ma e’ il segreto di questa attività investigativa. La prima cosa che osservo quando ho a che fare con un ufficiale, soprattutto se ha un compito di responsabilità, non e’ tanto come tratta i suoi superiori o i magistrati del pubblico ministero ma come tratta i subordinati e i subalterni. I grandi ufficiali sono più cordiali con i loro subalterni che con i superiori, per me il colonnello Albanese in questo ha rappresentato la sintesi di quello che dovrebbe essere un ufficiale dei Carabinieri”.



