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Carlo Carretto, la preghiera e la fraternità nel quotidiano

Di Felice Santoro

Di Carlo Carretto si continua a parlare anche in Alta Irpinia. Faceva parte della congregazione dei Piccoli Fratelli di Gesù  presenti a lungo nell’abbazia del Goleto dove da poco tempo sono i benedettini. Inoltre, ricorrono gli ottocento anni dalla morte di san Francesco  al quale si ispirava profondamente. Condivideva pienamente gli ideali di fraternità e di povertà, tra i suoi scritti risalta Io Francesco in cui sono evidenziati il valore della non violenza, la centralità del creato e l’amore incrollabile per la Chiesa. E’ scomparso nel 1988, il 4 ottobre, giorno della festa del santo.
Per approfondire la sua figura, molto utile è ritornare alla pubblicazione Carlo Carretto nella Chiesa del Novecento, Cittadella Editrice del 2009,a cura dello storico Valerio De Cesaris, che raccoglie riflessioni e testimonianze.
Nell’Introduzione De Cesaris sottolinea il suo essere “uomo di preghiera e di azione al tempo stesso”. Occorre collocare “la vicenda umana e spirituale di Carlo Carretto nella storia della Chiesa del Novecento”. In questo modo è possibile individuare quale traccia profonda  abbia lasciato: grande contributo nella formazione dei giovani, dialogo con i musulmani in Algeria e preghiera e pratica della fraternità in ogni fase della vita. Il testo rielabora gli interventi tenuti nei due convegni di Spello del 2006 e 2008 rispettivamente a diciotto e a venti anni dalla sua morte.

Giancarlo Zizola, giornalista e scrittore, sottolinea la critica, già nel 1947, alla deriva borghese del cristianesimo ed evidenzia  come la fede in Carretto deve essere “nutrita dalla liturgia e dalla scrittura e sostenuta dalla formazione teologica”. Fra i mali che affliggono i giovani insieme alla massoneria, al protestantesimo e al comunismo inserisce  anche il neofascismo. Zizola rimarca che, mentre Gedda  “ha lo scopo di indebolire il cattolicesimo democratico”, Carretto intravede «un tipo di semicattolico fascista o di fascista cattolico» con l’affievolirsi della dimensione morale e politica espressione della Resistenza. Il cristianesimo si lega strettamente alla democrazia  in quanto ne è «l’ispiratore di due canoni fondamentali: la libertà e l’eguaglianza»
Quando nel 1952 Carretto compie la scelta del deserto il saggista  sottolinea che la prima motivazione non fu di natura politica, innanzitutto prevalse la fede. Arturo Paoli dirà che allora la clericalizzazione era enorme, a parte alcune minoranze cristiane “i cattolici o erano dei sagrestani o non erano”. Con il Concilio “la Chiesa in molti punti incontra le aspirazioni di Carretto, in altri le supera”. Nel  1974 romperà ancora il  silenzio schierandosi contro l’abrogazione della legge sul divorzio in dissenso  dalla linea ufficiale della Chiesa. Zizola ricorda che lo definiscono “il nuovo Lutero, in stato di peccato mortale”. Carretto rilancia il tema del pluralismo politico dei cattolici e rimarca che «non dobbiamo obbedire nella fede a cose opinabili che con la fede non hanno nulla a vedere» e ricorda alla Chiesa che non deve temere di essere debole, perché non ha sponde politiche ufficiali, in quanto il senso del vangelo è nella piccolezza. Infatti «Cristo ha sconfitto il male con le Beatitudini non con il potere».

Altra robusta riflessione è dello storico Paolo Trionfini, scomparso prematuramente lo scorso anno, il quale evidenzia come Carretto abbia parlato di «cristianesimo di parata e di facciata« “che portava alla separazione della fede dalla vita… sollecitò la Giac ad incarnare il cristianesimo nel mondo moderno”. Poi cita il francese Durand, storico del cristianesimo, che definì l’Azione cattolica di Carretto come un’associazione di massa, perché l’apostolato  doveva contare su un alto numero di iscritti per essere efficace, e di elite, perché spingeva i dirigenti a percorrere un’esigente vita cristiana .

In relazione al 18 aprile Armida Barelli è per l’unità politica dei cattolici; Gedda  andava oltre, nel senso di dover recuperare in un unico progetto anche i cattolici che erano confluiti in altre formazioni; Carretto era contrario ad indirizzare l’Azione cattolica verso un unico partito pur riconoscendo nella Dc lo sbocco naturale. Alla fine aderì alla linea prevalente,  ma dopo il risultato elettorale non mancò di affermare che si correva il rischio di «uno svuotamento spirituale».

La tensione crebbe con l’approssimarsi delle amministrative del 1952. Carretto sosteneva  che in «troppi intendono la vita della parrocchia solo  come un andare a messa piuttosto che un impegno di carità e di apostolato… disgiunta è la fede dalle opere… ai bisogni sociali si risponderà  dando non solo vestiti consumati o carta per manifesti elettorali, ma alloggi e lavoro…». Il punto principale restava « Il rinnovamento delle anime», la cura dell’ «atteggiamento interiore » per frequentare « con più energia la strada della santità» che avrebbe portato alla caduta di «un cristianesimo come estetismo, come ordine, come via media». Nel maggio del 1952 affermò: «Non saremmo mai con i reazionari di ogni colore, con i cattolici accomodanti e con coloro che sfruttano la classe operaia. Noi siamo di avanguardia e quindi con coloro che stanno facendo la riforma agraria…».

Marco Impagliazzo si sofferma  sull’incontro con l’Islam e il mondo arabo. Carretto rispose ad un’esigenza spirituale che non trovava più riscontro nella vita dell’associazione. Fu in Algeria per circa un decennio, condusse una vita eremitica  carica di preghiera, di lavoro e di silenzio. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio nota che negli scritti “algerini” si ritrova una spiritualità intrisa di compassione ed è presente anche la “grande idea di de Foucauld di una vita contemplativa vissuta lungo le strade”. «E se tu non potrai andare nel deserto devi però fare il deserto nella tua vita».

Il teologo Brunetto Salvarani ricorda di far parte di quei giovani che arrivano a Spello negli anni settanta.  Rileva che Carretto fa parte degli “ultimi cristiani che hanno vissuto all’interno di un certo modello di cristianesimo” e lo cita: «Siamo alla fine di un’epoca e il bello è che se ne comincia un’altra che, ai fini del vangelo, sarà forse più interessante”. Individua in Carretto tre vie per il dialogo: con Dio, e si parte dalla preghiera; con se stesso, “ci fa percepire come siamo, evangelicamente, servi  inutili, e che procurò a fratel Carlo una libertà nuova, autentica, ampia, gioiosa; con l’altro, “significa incontrare la parte nascosta di noi stessi, per cui occorre in primo luogo rispetto per l’alterità dell’altro”.

Il filosofo Francesco Miano afferma che non ha rinnegato l’Azione cattolica; la via contemplativa ha rappresentato l’approfondimento della fase precedente. Il resistere alle tentazioni è stata una sua caratteristica: alla violenza, per raggiungere risultati non percorrendo pazienza e persuasione; all’idolatria, come esaltazione dell’uomo;  alla ricchezza, “veleno lento”. Il suo è un richiamo “a cambiare il cuore degli uomini” « nel silenzio e nella preghiera».  L’Azione cattolica ritorna con la formazione delle coscienze e il rapporto fra fede e libertà. Nell’amore vi è la radice di ogni risposta, «ama e fa ciò che vuoi. Perché chi ama ha compiuto la legge»; “ è la fiducia di chi è nella storia e si impegna per essa’”.

Nell’immediato dopoguerra  fratel  Arturo Paoli è assistente diocesano dei giovani. Ricorda che Carlo da presidente Giac si circondava di ragazzi che chiedevano alla Chiesa orientamenti per il futuro e non un dopo scuola rilassante. Lo distinguevano “ l’entusiasmo e la gioia contagiosa, il suo buonumore derivante dall’oratorio salesiano”. Si sarebbero poi ritrovati nel deserto di El Abiodh,”bisogna rinascere”.

Padre Zanotelli, che nel 1987 ha trascorso quattro mesi di preghiera a Spello, sottolinea “ l’influenza di Francesco su questo figlio di de Foucauld, ricercatore di pace”. In lui “la centralità della contemplazione… Il cuore di Carlo era Gesù… Il ritorno a Lui è fondamentale e Carlo lo ha praticato”.

Nel 1953 Leonello Radi era presidente dei giovani Ac di Foligno dove fu realizzato un Cenacolo con ospiti  importanti fra cui Carretto. Noto è che abbia abbandonato tutto per abbracciare il deserto. Nel 1963, un decennio dopo, lo sente bussare alla porta, ed inizia la lunga terza fase del suo amico Carlo che durò un quarto di secolo poiché aveva avuto  l’idea di insediare i Piccoli Fratelli a Spello. Ha creduto fortemente in questa realtà, “l’ambiente di Francesco, di Chiara, di Angela. Era affascinato dal misticismo della straordinaria donna di Foligno”. La sua eredità fondamentale è stata la preghiera. “Ogni volta, sempre, in ogni circostanza gli incontri finivano in cappella dove l’adorazione era continua”. Riporta come gli sia stato naturale offrire un’interpretazione della società alla luce della fede. “Attorno a te il 4 ottobre sono venuti tutti a pregare. Io ho visto soprattutto la tua gente: gli ultimi, i semplici, quelli che hanno fatto la scelta di essere sempre e dovunque fratelli”.

Fratel  Gian Carlo Sibilia, che è stato anche al Goleto, gli è stato vicino per più di venticinque anni. Racconta  un episodio dell’agosto del 1965,quando a Spello si ritrovarono una decina di giovani sulla scia del messaggio di fraternità di de Foucauld. Dopo una settimana egli pensò di andare via, ed ecco arrivare una macchina, Il famoso maggiolino di Carlo.  «Aiutami a scaricare», “e sono passati tanti anni e siamo qui ancora a parlarne con entusiasmo e gioia”.

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