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Maxi giro di usura smantellato dalla DDA di Salerno: confermate le misure cautelari per quattro irpini

Il Tribunale del Riesame di Salerno ha confermato per tre dei sei irpini raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare bis firmata dal Gip Ferraioli su richiesta della DDA di Salerno e applicato (come aveva già fatto il Gip del Tribunale di Avellino Mauro Tringali) la misura degli arresti domiciliari per altri tre indagati per usura e estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di due imprenditori di Montoro come aveva chiesto la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno.

Restano in carcere Donniacuo Antonio di Montoro, difeso di fiducia dall’avvocato Gaetano Aufiero, Pescatore Luigi, difeso di fiducia dall’ avvocato Gerardo Santamaria e dall’avvocato Gaetano Aufiero; Ravallese Rocco, di Solofra difeso di fiducia dall’avvocato Alberico Villani e dall’avvocato Raffaele Tecce. Tornano ai domiciliari Guarnaccia Roberto classe 87 di Mercato San Severino, difeso di fiducia dall’ avvocato Mauro Iannone del Foro di Nocera Inferiore, Siano Thomas di Solofra difeso di fiducia dall’avvocato Raffaele Tecce e Vietri Roberto classe 79, di Montoro, difeso di fiducia dall’avvocato Massimiliano Russo e Gennaro Ausiello. Per i tre ai domiciliari esclusa l’aggravante mafiosa (anche se bisognerà attendere le motivazioni).

Il Gip non aveva convalidato il fermo ma ha applicato due misure cautelari agli arresti domiciliari e quattro misure cautelari in carcere, dichiarando anche l’incompetenza territoriale, visto che si trattava di un’indagine di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno e quindi di competenza del Tribunale di quel capoluogo. Il Gip del Tribunale di Salerno, accogliendo la nuova richiesta di misura cautelare firmata dalla Procura Antimafia aveva disposto le misure cauteleri in carcere anche per i due indagati che avevano ottenuto gli arresti domiciliari, ora ripristinate dal Tribunale del Riesame di Salerno, aggiungendo anche Guarnaccia. Resta ancora irreperibile il presunto referente del Nuovo Clan Partenio, Diego Bocciero, che dal giorno dell’operazione della Dia di Salerno ha fatto perdere le sue tracce.

Secondo gli inquirenti, i due imprenditori sarebbero finiti nella morsa di tre diversi sodalizi criminali, legati al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, al Nuovo Clan Partenio dell’Irpinia e a un gruppo salernitano con ramificazioni nella Valle dell’Irno. Il primo filone d’indagine ruota attorno a una serie di prestiti per circa 95mila euro, concessi tra novembre 2023 e aprile 2024, con tassi d’interesse mensili fino al 12%. Gli imprenditori, schiacciati dal debito, avrebbero pagato interessi per oltre 30mila euro, fino a subire minacce e percosse.

In un episodio documentato dalla DIA, uno degli indagati avrebbe schiaffeggiato una delle vittime, imponendogli il pagamento immediato di altri 40mila euro. Le intimidazioni, spesso accompagnate dal richiamo a “persone legate alla camorra”, avrebbero costretto i due imprenditori a cedere progressivamente a nuove richieste, sempre più esose.L’inchiesta documenta come l’attività usuraria sia partita da un gruppo salernitano guidato un 47 enne di Fisciano il quale, tra fine 2023 e metà 2024, avrebbe concesso prestiti per un totale di circa 95.000 euro, esigendo tassi usurari che arrivavano fino al 12% mensile, e ottenendo in interessi circa 77.550,00 euro in sei mesi.
Il credito, diventato terreno di contesa, avrebbe innescato una guerra sotterranea tra gruppi criminali di zone diverse. A partire dall’estate 2024, i clan stabiesi legati ai D’Alessandro – avrebbero organizzato una spedizione intimidatoria a Fisciano, con volti travisati e a bordo di motociclette, per poi imporre alle vittime di pagare loro la somma di 10.000 euro come prima tranche di un debito residuo.

Dalle indagini poi è emersa una vera e propria successione nella gestione del debito usurario, alla fine nelle mani di soggetti con legami al Nuovo Clan Partenio, che avrebbero rivendicato la “competenza criminale” sull’operazione in quanto gli imprenditori operavano sul territorio irpino. I presunti affiliati avrebbero costretto i due imprenditori a pagare il debito residuo di 60.000 euro (in rate mensili di 2.000 euro) direttamente al clan avellinese, estromettendo definitivamente gli stabiesi. Uno dei debitori convocato in un bar della frazione Caliano di Montoro, dove gli era stata imposta una rata di duemila euro al mese come interesse sulla restante somma di sessantamila euro dal referente del Nuovo Clan Partenio, rispetto alle perplessità di dover pagare sia gli avellinesi che agli stabiesi, gli era stato riferito che era stato trovato un accordo fra i due gruppi. E da qui le richiese estorsive a pagare accompagnate da minacce e pressioni costanti per impedire alle due vittime di sottrarsi al pagamento e per monitorare l’eventuale attività investigativa. Ad attenderli c’era Diego Bocciero difeso dall’avvocato Raffaele Bizzarro – considerato un esponente del sodalizio criminale irpino, tutt’ora irreperibile. Gli imprenditori dall’ottobre 2024 iniziano a versare la somma pattuita all’addetto alla riscossione delle rate imposte fino ad agosto 2025 dal Nuovo Clan Partenio. Gli incontri vengono ricordati tramite messaggio whatsapp: “si devono mandare i 2mila ai ragazzi di Avellino”.

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