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Azzurro Amianto in Biblioteca, Cirillo: difendo il valore della letteratura civile

“Mi piace pensare che la letteratura debba partire sempre da una storia civile da raccontare”. Spiega così la scrittrice Emilia Cirillo l’idea da cui nasce il romanzo “Azzurro Amianto”, edito da Le Plurali, presentato alla Biblioteca Provinciale di Avellino nell’ambito della rassegna “Incontri in Biblioteca” “Una tragedia a lungo dimenticata – prosegue Cirillo- nel momento in cui tutti si chiedevano dove sarebbero dovuto sorgere gli stabilimenti industriali, nell’azienda Isochimica gli operai scoibentavano le carrozze. Questa provincia aveva bisogno di lavorare e fu l’unica ad accettare la richiesta di Ferrovie dello Stato, che era l’ente committente”.

Spiega come “Avevo ascoltato anche io distrattamente questa vicenda ma è ritornata con forza alla mia attenzione perchè ha caratterizzato gli ultimi anni di vita di mio marito. Aveva ricevuto un avviso di garanzia perchè parte della giunta Galasso che aveva affrontato il problema Isochimica. Per anni chiunque è potuto entrare in quella fabbrica dismessa, per anni è stata abbandonata lì, dopo la chiusura, senza le minime condizioni di sicurezza. Ho immaginato così che a questa storia dimenticata, poichè in questa città ciò che fa male va sempre dimenticato, si potesse affiancare la vicenda di una donna che dimentica volutamente la figlia in un istituto. Da un lato abbiamo, dunque, la presenza mortale dell’amianto, dall’altro una storia di redenzione. Beatrice, la protagonista, torna nella sua città, Avellino, e prende coscienza, a poco, a poco, del diverso da sè, a partire dalle vicende degli operai, pronta a fare del suo meglio per salvare le due donne che non vogliono allontanarsi dallo spazio dello stabilimento, desiderose di riscattare la morte dell’operaio della New Chemistry ucciso dal mesotelioma”

Sottolinea come una delle sfide è stata quella di “cercare di fondere il racconto romanzato con la cronaca, una sovrapposizione di piani che non aveva convinto tanti editori”

A dialogare con lei tre giovani scrittrici Maria Consiglia Alvino, Maria Serena Russo e Giuseppe Di Maio. Maria Serena Russo parla dell’Isochimica come di un trauma irrisolto “trasmesso alla nostra generazione. Un trauma che si affianca ad altre ferite come il terremoto. Questa storia è preziosa perchè ci aiuta a rielaborare la memoria collettiva. Centrale è anche il rapporto di Beatrice con la propria comunità, Beatrice si riscopre madre della propria terra ferita”. Maria Consiglia Alvino sottolinea come “la nostra generazione è stata abituata a considerare il degrado come qualcosa di ordinario.  Sono cresciuta ad Atripalda, non lontano dalla Ferrovia, ricordo le tante discariche a cielo aperto. Mentre questo romanzo ci insegna a prenderci cura della nostra terra”. Di Maio si interroga sulla finalità della letteratura e sulle contraddizioni dell’editoria, a partire dal doppio piano narrativo del romanzo per cercare di comprendere se abbia senso raccontare storie che vadano al di là dell’impegno e della coscienza civile.

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