di Rosa Bianco
Ieri, nella raccolta intimità della Sala delle Arti di Manocalzati, l’Associazione Musicale Igor Stravinsky ha celebrato con rara finezza uno dei momenti più alti del suo trentennale: un evento che ha saputo trasformare l’ascolto in visione, la musica in materia viva, il tempo in racconto condiviso.
Sotto il titolo evocativo “Dipingendo e raccontando Bach – Tre quadri raccontano una storia”, per la Rassegna Innamorati della Musica 2026 – The per te…, con la direzione artistica dell’impareggiabile Maestro Nadia Testa, la serata ha preso forma come un affresco in divenire, dove i cromatismi sonori e visivi si sono intrecciati con naturalezza sorprendente. Protagonista musicale, il violoncellista Luca Provenzani ha restituito con intensità e rigore le Suites di Johann Sebastian Bach, affrontando un itinerario espressivo che ha attraversato la luce della Prima Suite in Sol maggiore, la solennità architettonica della Terza in Do maggiore e la tensione introspettiva della Quinta in Do minore.
Provenzani ha saputo scolpire ogni movimento con una cura quasi plastica del suono: i Preludi si sono aperti come spazi respiranti, le Danze hanno trovato un equilibrio tra gesto e memoria, mentre le Sarabande hanno sospeso il tempo in una dimensione di fragile eternità. Non si è trattato soltanto di esecuzione, ma di autentica interpretazione poetica.
Accanto alla dimensione musicale, il pittore Enrico Guerrini ha costruito in tempo reale un dialogo visivo con le Suites, traducendo in colore e gesto le tensioni armoniche bachiane. Le sue tele sono diventate superfici sensibili, attraversate da vibrazioni che sembravano nascere direttamente dall’arco del violoncello. Parallelamente, le scritture estemporanee di Ilde Rampino hanno dato voce a un terzo livello percettivo: parole affiorate come eco interiore, capaci di accompagnare senza mai sovrastare.
Ciò che ha reso l’evento straordinario non è stata soltanto la qualità dei singoli interpreti, ma la loro capacità di fondersi in un organismo unitario. Musica, pittura e parola hanno condiviso lo stesso respiro, generando una narrazione sinestetica che ha coinvolto profondamente il pubblico.
La direzione artistica del Maestro Nadia Testa ha dimostrato una visione lucida e coraggiosa: celebrare trent’anni di attività non come bilancio, ma come rilancio creativo. In un’epoca spesso segnata dalla frammentazione dei linguaggi, l’Associazione ha scelto la via dell’incontro, restituendo alla musica il suo ruolo originario di arte totale.
Il momento finale del convivio è stato dedicato al Carnevale, con la degustazione di chiacchiere, castagnole e cioccolata, tipiche dolcezze nel tema della ricorrenza, a suggello di un pomeriggio già di per sé speciale.
E così, ieri, Bach non è stato soltanto eseguito: è stato dipinto, scritto, vissuto. E, soprattutto, è stato nuovamente amato.




