“Di leader ne abbiamo fin troppi. Tant’è che alla fine dovremo fare le primarie”. Goffredo Bettini, dirigente del Partito democratico, interviene sul futuro del centrosinistra e, in un’intervista al Giornale, affronta il nodo della leadership dell’alleanza, il rapporto con Giuseppe Conte e il possibile coinvolgimento di Matteo Renzi.
Per Bettini, tuttavia, il ricorso alle primarie presenta una contraddizione rispetto al sistema elettorale verso cui si sta andando. “Le primarie sono innaturali in uno schema prevalentemente proporzionale, che il governo sta imponendo”, osserva. “Perché gli elettori di un partito dovranno prima del voto convergere sul segretario di un altro partito”.
Il dirigente dem avrebbe preferito una figura capace di rappresentare l’intero schieramento: “Avrei preferito una personalità in grado di rappresentare tutti, per le sue qualità, il suo equilibrio, la sua autorevolezza. Pare che questo sia impossibile”.
Da qui l’eventualità delle primarie. “Ed ecco le primarie. Allora, facciamole presto e bene”, afferma Bettini, chiedendo di accompagnare la competizione con regole condivise: “Concordiamo una deontologia di amicizia e spirito unitario, che ne regoli lo svolgimento”.
La priorità, aggiunge, deve essere la partecipazione: “Sono per la più larga partecipazione”.
“Non faccio il tifo per Conte”
Bettini respinge le ricostruzioni secondo cui sarebbe schierato con Giuseppe Conte. “È una falsità”, risponde.
“Stanno dicendo che faccio il tifo per Conte? È una falsità”, ribadisce, spiegando il proprio ruolo: “Sono un dirigente anziano della sinistra, senza incarichi e ambizioni. Mi posso permettere di offrire un contributo di idee e di passione a tutti”.
Bettini cita quindi la sua attività in “Rinascita”, sottolineando che le diverse personalità coinvolte “sceglieranno liberamente chi sostenere alle primarie”.
“Per quanto mi riguarda, più che schierarmi, il mio ruolo è volto a facilitare la convergenza delle tante e diverse componenti dell’alleanza costituzionale e alternativa”, aggiunge.
Nel giudizio su Elly Schlein, Bettini riconosce alla segretaria dem un ruolo importante: “Elly Schlein ha ricostruito il PD. Tanto di cappello”. Allo stesso tempo, racconta di averle suggerito più volte “di allargare il confronto nel gruppo dirigente, nazionale e dei territori”.
E nel caso di una sfida tra Conte e Schlein alle primarie, ribadisce la propria disponibilità: “In caso di primarie Conte versus Schlein, sarò a disposizione di tutti. Nei limiti delle mie possibilità”.
“Non credo in un leader salvifico”
Bettini esclude che una eventuale vittoria di Conte alle primarie possa necessariamente provocare una frattura nel Pd. “Non credo”, risponde a chi ipotizza un’implosione del partito.
Secondo il dirigente dem, Conte “avvertirà acuta la responsabilità di rappresentare tutti”. Una responsabilità che, aggiunge, avrebbe già dimostrato di saper assumere “nella sua ottima esperienza di governo con il PD”.
La sfida alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella visione di Bettini, non dovrebbe comunque essere affidata a un’unica figura. “La premier la batteremo con una squadra, un collettivo moto di speranza per un’Italia più dinamica e migliore, con l’esempio del nostro buon governo nelle grandi città”.
Da qui la sua contrarietà all’idea del leader come figura risolutiva: “Non credo a un leader salvifico, che corrisponde a una visione presidenzialista e plebiscitaria”.
Il modello indicato è quello di una leadership collegiale: “Chi sarà chiamato a guidare il campo democratico dovrà essere un primo tra pari”.
Il nodo Renzi
Nell’intervista si affronta anche il possibile coinvolgimento di Matteo Renzi nella costruzione del centrosinistra.
Bettini parte dalle condizioni poste da Conte: “Conte ha chiesto garanzie. Dal suo punto di vista è più che comprensibile”. Ma subito dopo chiarisce la propria posizione: “Il nostro campo non può permettersi di porre veti a chicchessia”.
E sul ruolo di Renzi aggiunge: “Renzi ha svolto una costante e intelligente opposizione a Meloni”.
Infine, Bettini commenta anche le indiscrezioni su un suo presunto ruolo dietro Alessandro Onorato. La risposta è ironica: “Stare dietro a Onorato è impossibile. È autonomo, inventivo, creativo e rapidissimo”.

