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Camorra, i giudici: “Nessuna prova dell’esistenza del clan Graziano “

Nuovo Clan Graziano, mancano gli elementi caratterrizzanti di un’associazione a delinquere di stampo camorristico. I giudici sostengono che “dall’attività istruttoria espletata non sono emersi elementi che testimonino la forza intimidatrice propria dell’associazione, la conseguente condizione di assoggettamento e omertà che la stessa era in grado di ingenerare nella generalità dei consociati. Graziano Fiore e Salvatore erano stati sicuri appartenenti all’omonimo clan, ma lo stesso non può di dirsi per gli altri imputati”. E’ uno dei passaggi chiave della sentenza emessa dai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Avellino nei confronti dei presunti partecipi al “Nuovo Clan Graziano”, ovvero Fiore e Salvatore Graziano, Antonio Mazzocchi e Domenico Lodovico Rega, difesi dagli avvocati Raffaele Bizzarro, Sabato Graziano e Antonio Iannaccone.

Nei loro confronti, fatta eccezione per Graziano Salvatore (per cui era stata chiesta l’assoluzione) l’Antimafia di Napoli aveva invocato condanne dai 21 ai 18 anni di reclusione, per associazione di stampo mafioso per delle vicende estorsive, per le quali c’era stata già la condanna, fatta eccezione per Graziano Salvatore. I giudici hanno emesso un verdetto di assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Nelle venti pagine di motivazione depositate dal collegio presieduto dal giudice Gian Piero Scarlato, vengono messi a fuoco gli elementi non emersi nell’istruttoria per giungere ad una sentenza di condanna.

Un capitolo della sentenza emessa dai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Avellino riguarda il contributo dato all’istruttoria dal collaboratore di giustizia Felice Graziano. “Poco rilevante” ad avviso dei magistrati. Nessuna notizia invece relativa a Rega Domenico Ludovico: “non aveva mai avuto a che fare, né aveva mai saputo di una sua partecipazione al clan.Per i giudici “molto vaga risulterebbe essere la nuova compagine dell’associazione, la sua organizzazione, l’organigramma ed il riparto dei ruoli, così come le finalità del sodalizio”. Sembra invece corretta l’analisi fatta dal luogotenente Colella, il quale ha riferito che in un momento di assenza di esponenti di spicco del clan Cava, gli odierni imputati ebbero gioco facile nel monopolizzare le attività estorsive in quel contesto territoriale. Certo, all’esito della morte di Cava Biagio si registrò il timore di cosa potesse succedere, anche perché non c’era nessuno cosi forte e carismatico che potesse subito prenderne il posto subentrare nella gestione, anche di immagine, della “famiglia” nell’area di Quindici.

“In definitiva, ritiene questo tribunale che dall’istruttoria non siano emersi convincenti elementi, al di là dei già giudicati episodi estorsivi, da cui inferire la sicura ricomposizione del clan Graziano da parte di Graziano Fiore, che già ne era stato partecipe prima di subire una carcerazione di dieci anni, e di altri soggetti che, invece, mai ne avevano fatto parte”.

Ci sono altri dati che depongono per l’assenza di elementi che possano riferirsi ad una nuova organizzazione camorristica: “il fatto che, in oltre tre anni di attività di indagine e di capillare attività di intercettazione non si siano registrati incontri e contatti fra i presunti sodali, se non in occasione di quei pochi episodi criminosi, rende davvero difficile pensare che la ricompattazione della famiglia Graziano, pure auspicata nelle conversazioni captate, si sia davvero realizzata. Anzi la contestazione del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. limitata ai soli, medesimi, soggetti coinvolti nelle attività estorsive, rende certi del fatto che il coinvolgimento di.altri soggetti rimase soltanto una speranza”.

 

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