Alfredo Galdieri, esponente di Si, ex segretario del Pd Montoro e già candidato alle regionali con il progetto Terra, è oggi impegnato oggi con AVS nel progetto “La Casa della Sinistra”: di cosa si tratta?
Faccio un esempio: ad Avellino, purtroppo, c’è situazione politica locale aberrante. Per spiegarmi vorrei ragionare sul dato delle regionali: in Irpinia il campo largo ha contribuito con circa 100mila voti alla vittoria di Fico, ma poi, in termini di rappresentanza – nella giunta e negli organismi operativi – ha raccolto zero.
E questo, a mio avviso, deriva dalla totale mancanza di costruzione partitica, che invece a livello regionale e nazionale ha un peso determinante. Ad Avellino si parla di nomi, ma non di percorsi né di perimetri politici.
Da un lato è assurdo che i partiti cerchino un candidato nel civismo; dall’altro, a due mesi dalle elezioni, è impensabile proporre tavoli programmatici. Il candidato sindaco dovrebbe rispondere a un profilo ben definito: una figura che provenga dai partiti, magari dal Pd, che è il principale soggetto del campo largo. Un profilo unitario, riconosciuto dagli alleati per autorevolezza politica e valori, possibilmente di livello regionale o nazionale.
E invece?
In politica si scelgono i profili, non i nomi. E le elezioni sono uno strumento, non un obiettivo. L’immagine che stiamo dando agli elettori è francamente poco credibile: si annunciano tavoli politici, ma poi le decisioni vengono prese altrove. La politica dovrebbe essere innanzitutto trasparenza e coerenza, mentre noi stiamo dando il segnale opposto.
Continuando così, si finirà per favorire ancora una volta le destre o il civismo. Non è possibile che a livello nazionale si parli di campo largo e poi sui territori si sia avversari: forse è necessario anche un intervento dei livelli nazionali dei partiti.
Succede solo ad Avellino?
I partiti provinciali spesso fanno coincidere le dinamiche del capoluogo con quelle del resto del territorio, ma non è così. Avellino è il capoluogo, certo, ma esistono realtà con un peso economico e sociale rilevante, come Ariano Irpino, Mercogliano, Solofra, Montoro, Atripalda e altre ancora.
Non si capisce perché il dibattito sul campo largo ruoti solo su Avellino e non si parli, ad esempio, di Ariano o delle prossime elezioni del presidente della Provincia. Quando parlo di “percorsi”, mi riferisco anche a questo.
Dove manca la politica dei partiti, vince il civismo, che spesso favorisce la nascita di potentati elettorali e interessi particolari invece che collettivi. E mentre si fanno giochi tattici, a perdere sono i territori e i cittadini.
I partiti devono tornare a essere luoghi veri di elaborazione politica, con regole chiare e identità definite. Bisogna dire cosa si pensa su mobilità, ambiente, lavoro: non con convegni o dichiarazioni, ma con azioni e posizioni politiche concrete.
Si parla di aree interne, ma poi non si affrontano temi fondamentali come la scuola. Si ragiona per interventi isolati e non per visione complessiva. Questo è il risultato di una politica basata su posizionamenti di convenienza.
Accade persino che, negli stessi comuni, esponenti degli stessi partiti siedano sia in maggioranza che in opposizione: un danno enorme, che mina la credibilità agli occhi dei cittadini.
Montoro vive una situazione simile?
Sì, Montoro non è estranea a queste dinamiche. Ecco, e arrivo al punto, con “La Casa della Sinistra” stiamo provando a costruire un percorso che porti, alle prossime elezioni, a liste di partito e a un candidato sindaco condiviso.
Siamo un comune giovane dal punto di vista amministrativo e crediamo sia necessario rinnovare la classe dirigente, partendo dal Consiglio comunale e non dal sindaco. L’errore, invece, è che tutti cercano il sindaco, mentre il Consiglio viene svuotato di significato.
Le elezioni provinciali lo dimostrano: quando si elegge una figura non chiaramente rappresentativa di un partito o di un gruppo politico definito, il territorio ne paga le conseguenze in termini di rappresentanza e i cittadini in termini di servizi e qualità della vita.
In passato si è parlato di una sua candidatura a sindaco di Montoro.
Le elezioni, per chi fa politica, sono uno strumento, non un obiettivo. Non ci si candida: si viene candidati.
A Montoro, come in tutta la provincia, c’è bisogno di recuperare il senso del bene comune come valore fondamentale. Serve una politica seria e coerente, perché oggi la classe dirigente mostra limiti evidenti, mentre c’è bisogno di competenze e valori chiari.
Nei territori e nel mondo del lavoro esistono energie e capacità importanti: dobbiamo riportarle nei partiti e nella vita politica. Nei partiti deve tornare il confronto vero. È paradossale che i segretari vengano eletti all’unanimità quando, nei fatti, non esiste unità. Il confronto, anche duro, è necessario, così come lo sono maggioranze e opposizioni.
Viviamo una fase complessa, segnata da guerre, crisi economiche e crescenti disuguaglianze. È necessario tornare a una politica fondata su valori, competenze e regole chiare.
Il mio impegno è e sarà per la mia terra: costruire un campo di centrosinistra capace di dare futuro alle nuove generazioni, dove i valori siano centrali e la capacità amministrativa sia all’altezza delle sfide. Un impegno che passa, prima di tutto, dai partiti.



