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Carlo Muscetta, l’erranza di un militante a venti anni dalla scomparsa

E’ dedicato a “Carlo Muscetta: l’erranza di un militante” nel ventennale della scomparsa, l’incontro promosso su iniziativa del Comune di Avellino, Ufficio Cultura, in collaborazione con il Centro Studi “Guido Dorso” e “Quaderni di Cinemasud”, in programma giovedì 28 marzo, alle ore 17.00, a Villa Amendola, nell’ambito della rassegna “Gli scrittori e la città”. Una riflessione sulla letteratura, la politica, la passione per il cinema, l’amore per la città natale affidata a interventi, letture, proiezioni di frammenti di film. L’introduzione e il coordinamento saranno a cura del professore Nunzio Cignarella, vicepresidente del Centro Dorso. Interverranno Enrico Pio Ardolino, Sapienza Università di Roma; Cecilia Valentino, storica; Manuela Muscetta, docente Liceo Scientifico “P.S. Mancini”; Paolo Speranza, storico del cinema e docente Liceo Statale “P.E.Imbriani”.

Nato e cresciuto ad Avellino, Muscetta si accosterà successivamente al marxismo, fino ad essere arrestato nel 1943 per cospirazione antifascista unitamente a Leone Ginzburg, che troverà poi la morte durante la prigionia a via Tasso. A lui Muscetta dedicò Cultura e poesia di G. G. Belli, uno dei libri suoi più famosi, insieme agli studi su Boccaccio e su De Sanctis. Nel dopoguerra si iscrive al Partito d’Azione, per poi passare al Partito Comunista Italiano da cui si allontanerà nel 1957, per alcune divergenze con Palmiro Togliatti. Svolge l’attività di professore di letteratura italiana presso le università di Catania e di Roma dal 1963 al 1983, nonché alla Sorbona di Parigi.

Dirige per l’Einaudi l’edizione delle opere del conterraneo Francesco De Sanctis e il Parnaso Italiano, per la Feltrinelli la Biblioteca dei classici italiani, per Laterza la monumentale Letteratura italiana. Storia e testi in 10 volumi e 20 tomi. Collabora a numerosi quotidiani e periodici. Studia a fondo l’opera poetica di Giuseppe Gioachino Belli e Vincenzo Padula. Traduce, fra l’altro, I fiori del male di Baudelaire, oltre a scrivere versi in proprio (Versi e versioni del 1986).

Nel 1956, in qualità di direttore della rivista Società, raccoglie le firme di un manifesto di deplorazione dell’intervento sovietico in Ungheria, che viene sottoscritto da numerosi intellettuali di sinistra, noto come Manifesto dei 101.

Una riflessione che si snodava intorno a tre concetti chiave: il realismo, lo storicismo integrale e il carattere militante della critica. Croce, De Sanctis e Gramsci, apertamente riconosciuti, ne costituivano i riferimenti principali. Il concetto di militanza, secondo Muscetta, non fu mai riducibile nei termini di un’angusta poetica di partito; la sua nozione di realismo non si identificò con la lotta per il neorealismo ma più che altro con il riconoscere la capacità dell’autore di vivere le contraddizioni del suo tempo. Muscetta interpretò lo storicismo integrale in senso attivistico, come se per l’intellettuale l’impegno costituisse un dovere. Nel corso degli anni diede vita a una rilevante produzione scientifica; dagli assidui lavori desanctisiani agli studi su Belli, alla cura di opere di numerosi classici: Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Tasso, Leopardi, Manzoni, Foscolo, Monti, fino ai contemporanei come Umberto Saba.

Non trascurò l’attività di traduttore, in particolare dal francese: dopo aver pubblicato giovanissimo Le rivoluzioni d’Italia di Edgar Quinet (Bari 1935), molti anni più tardi tradusse Les fleurs du mal di Charles Baudelaire (Roma-Bari 1984).

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