Antonio Polidoro
Carna’nima è il titolo, solo in apparenza “impraticabile ” e misterioso, di una raccolta di poesia pubblicata per i tipi di “Ensembe” da Luigi Trisolino, brillante giurista e poeta di originalissima vena. Il volume sarà presentato nella Biblioteca Comunale di Montefredane tra qualche mese. La smagliante e profonda prefazione di Adriana Poli Bortone e’ una preziosa “ouverture” al volume. Proprio come le sinfonie delle opere settecentesche che anticipano temi e atmosfere.
La lettura dell’intera silloge consente di prendere atto della pregevolissima analisi che coglie, acutamente e in una indiscutibile eleganza di linguaggio , il senso e la natura di una cifra poetica complessa in un discorso poetico (citando l’autorevolissima prefazione), “di tutto cuore politico e al tempo stesso profondamente umano..”.
Trisolino, intanto,è poeta sorprendentemente “multidirezionale” ed eclettico, lontano anni luce da certa produzione tutta giocata sulla monotona e stanca iterazione di temi che ritornano e sottraggono smalto e valore.
L’autore, generosamente, offre al lettore un continuum di spunti mutuati da diverse aree culturali, dalla memoria storica alla denuncia sociale, il tutto arricchito e temperato da una dimensione religiosa che si carica di una preziosa freschezza espressiva…”..schizzo le mie vesti/per raccogliere il pianto d’Iddio/piovuto dell’oceano…”
Immagini francamente impagabili sul piano letterario, fondamento e coronamento di una fantasia espressiva che sa evocare e turbare.
Nella felice trasfigurazione poetica del poeta ” gli angeli ubriachi sussurrano verità speziate”.
Ogni parola appare come l’esito di scelte ragionate pur nell’immediatezza della stesura che ci sembra di cogliere.
Trisolino, ci permettiamo di azzardare, non è di quei poeti che tornano ossessivamente sulle parole.
La conseguenzialita’ fluente e leggera di idee e parole ci fa pensare ad una forma musicale ottocentesca , l’Impromtu, che nasce dalla incontenibile necessità di comunicare e “concedere in uso” un patrimonio interiore che è anche frutto e sostanza di tesori culturali di indubbia consistenza.
Il pianista che improvvisa è, sempre e comunque, un musicista ricco di un robusto retaggio di tecnica e di sostanziosi contenuti culturali. L’impegno sociale assorbe , poi, la sacralità di una religione che prende posizione e racconta le storture di una civiltà che stenta ad intercettare l’uomo nelle sue sofferenze.
Il poeta “vede” (e nella scelta mirata di un verbo d’uso comune c’è tutto un caleidoscopio di motivi ed evocazioni), “il sudore del mercante, la serale dedizione del negoziante, il logorio dell’operaio…”.
Ecco la poesia che ammaestra , pur nel linguaggio originale e ricercato che la caratterizza e la impreziosisce, ecco l’arte “engage’ “,di chiara cifra sartriana, che, non rinuncia alla gratificazione estetica, ma contestualmente denuncia e si carica di una senso politico indiscutibilmente nobile.
Ed è, poi, la poesia di Trisolino, poesia dello spazio e dei luoghi, i luoghi che diligentemente annota consegnando al lettore il valore aggiunto della possibilità di cogliere l’arcano influsso di paesaggi naturali, ma anche umani, sulla irripetibilita’ di stati d’animo diversi ma sempre colti nell’incisiva forza espressiva che trasuda da immagini e parole.
L’orizzonte di sabbia del deserto, il Nilo che ” scrolla via pensieri…”, le “turchine Galizie”, “lo sculacciabile nervosismo dell’Etna”, notazioni di atmosfere diverse stemperate da uno sguardo che sa cogliere e raccontare..
Molti i passaggi forti, mutuati dal mondo dell’eros , ma sempre funzionali ad un discorso ” alto” che mirabilmente ed inequivocabilmente rifugge dal “deja vu “.

