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Castanicoltura, Ambiente è/e vita: tutela scientifica unica garanzia contro il degrado. Basta allarmismi

In merito alla mobilitazione annunciata da Cia Agricoltori sulla Delibera di Giunta Regionale n. 617/2024, la sezione provinciale di Ambiente è/e Vita Avellino interviene con una nota durissima per riportare il dibattito su un piano di realtà tecnica e giuridica, respingendo i tentativi di strumentalizzazione politica e sollevando pesanti interrogativi sulla gestione passata del territorio.”La narrazione di un’agricoltura ‘messa in ginocchio’ dai vincoli ambientali è tecnicamente infondata e scientificamente miope,” dichiara l’associazione. “I Piani di Gestione della Rete Natura 2000 non sono ‘muri di silenzio’, ma strumenti dinamici basati su rilievi di campo che evidenziano criticità ecologiche non più ignorabili. Un atto dovuto contro il degrado”.

L’associazione ambientalista chiarisce che la DGR 617/2024 non è un’improvvisazione burocratica, “ma un atto dovuto per conformarsi alla Direttiva Habitat (92/43/CEE) e scongiurare pesanti sanzioni europee. Le restrizioni su pascoli e castagneti nascono da un’evidenza scientifica ormai innegabile: lo stato di conservazione di molti habitat nelle nostre aree interne è critico. Paradossalmente, è proprio il mancato rispetto degli standard ambientali a mettere a rischio l’accesso degli agricoltori ai fondi PAC, non il contrario. A fronte delle lamentele degli allevatori”, Ambiente è/e Vita pone quesiti diretti che chiamano in causa anni di gestione allegra del territorio: “Il degrado degli habitat che oggi impone i divieti, non è forse stato determinato da un sovraccarico di bestiame insostenibile per i nostri ecosistemi? Gli enti locali hanno forse fatto finta di non vedere, permettendo pratiche fuori controllo?Sono stati gli anni di incuria e il totale mancato controllo del territorio a portarci a questo punto di non ritorno? Contrariamente a quanto sostenuto dalla CIA, il pascolo non regolamentato è classificato dalla comunità scientifica come uno dei principali fattori di perdita di biodiversità floreale e di frammentazione degli habitat. Le restrizioni introdotte dalla Regione sono necessarie laddove il carico di bestiame ha superato la capacità di rigenerazione delle praterie montane e della rigenerazione forestale, mettendo a rischio specie vegetali rare tutelate dalla Direttiva Habitat Resilienza Forestale vs Monocoltura”.

Si ribadisce come “La difesa a oltranza della conversione dei castagneti da ceduo a frutto ignora la necessità di aumentare la complessità strutturale dei nostri boschi. In un contesto di crisi climatica, la “gestione attiva” propugnata dalle sigle agricole spesso si traduce in una semplificazione dell’ecosistema che lo rende più vulnerabile proprio a quegli attacchi fitosanitari, come il cinipide, che si vorrebbero contrastare.. Sostenere che la tutela ambientale causi incendi è un ribaltamento della realtà scientifica. Il dissesto idrogeologico è spesso causato da interventi antropici inappropriati e dalla distruzione della copertura vegetale naturale. La protezione integrale di alcuni habitat serve a ripristinare i servizi ecosistemici che l’agricoltura intensiva ha degradato”.

“La nostra associazione – si legge nella nota – mette in evidenza queste perplessità da anni. Abbiamo segnalato più volte, anche ad alcuni enti parco, che la direzione intrapresa era pericolosa. Oggi, con i dati scientifici alla mano prodotti per i nuovi Piani di Gestione, quelle che erano grida d’allarme sono diventate tristi certezze: il degrado degli habitat è certificato”.Secondo Ambiente è/e Vita, una gestione ponderata da parte degli enti preposti e degli enti parco avrebbe portato a risultati diversi. Il fallimento di tale mediazione ricade oggi sulle spalle delle aziende, ma le responsabilità sono pregresse e diffuse.Il paradosso del mancato ricorso al TARL’associazione smonta anche la tesi della “mancata partecipazione” sollevata dalla CIA: “Se la confederazione riteneva che le proprie proposte fossero state ignorate o che l’istruttoria fosse viziata, avrebbe avuto la possibilità di ricorrere al TAR, cosa che non ha fatto. Protestare oggi, a termini scaduti e con la ‘ghigliottina’ PAC del 15 maggio imminente, appare come un tentativo di coprire una mancata azione nelle sedi legali opportune”.Rispetto per le istituzioni e alternative possibiliAmbiente è/e Vita sottolinea inoltre che attribuire oggi l’intera responsabilità alla Regione Campania è una mossa poco rispettosa verso le istituzioni. “La Regione sicuramente avrà modo di ragionare su eventuali alternative tecniche e correttivi, ma solo se questi saranno possibili e rispettosi del diritto fondamentale della tutela dell’ambiente. Ricordiamo che con la riforma degli Articoli 9 e 41 della Costituzione, la protezione della biodiversità è un principio sovraordinato all’interesse economico privato”. Conclusione”È tempo che ognuno si assuma la propria responsabilità: dagli enti locali che non hanno controllato, agli enti parco che non hanno pianificato, fino alle associazioni di categoria che hanno preferito la protesta tardiva al rigore della proposta legale. La tutela dell’ambiente non è un ostacolo, ma la precondizione per la sopravvivenza stessa delle aree interne”.

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