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Comitato in campo contro l’impianto di trattamento fanghi a Savignano Irpino

SAVIGNANO IRPINO – Il comitato Tuteliamo la Valle del Cervaro, lancia l’allarme contro il progetto per la realizzazione di un impianto per il trattamento di fanghi civili ed industriali con produzione di ammendante compostato e per la produzione di fanghi essiccati da termovalorizzare, da realizzare nel Comune di Savignano Irpino: “Chiediamo l’istituzione di vincoli ambientali per la tutela del territorio”.

Una richiesta rivolta alle Regioni Campania e Puglia e al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’allarme si è concretizzato con l’istanza presentata da una società di Torino per l’avvio dei procedimenti tecnico burocratici propedeutici “per la realizzazione di un impianto per il trattamento di fanghi da realizzare in località Contrada Ischia”.

“L’obiettivo di questa azienda – dicono dal Comitato – consiste nel realizzare l’impianto di trattamento fanghi in un lotto già in passato interessato da attività produttive che ad oggi risulta essere dismesso. Nello specifico, il capannone di lavorazione ospiterà il trattamento dei rifiuti fangosi, per una potenzialità annuale massima di 60mila tonnellate totali, oltre 7mila tonnellate all’anno di rifiuto verde strutturante. Il progetto prevede, in sintesi, la presenza di un opificio per le attività di ricevimento delle materia prime e per la trasformazione dei fanghi in fertilizzanti, e aree di immagazzinamento, con stoccaggio del prodotto finito”.

“Il progetto peraltro insiste su un’area ubicata a pochi metri dal torrente Rifieto e dal torrente Lavella e Cervaro dall’alta valenza ecologica, oltre ad essere distante meno di 1 chilometro dalla Zsc Valle del Cervaro”.

Nella circostanziata lettera inviata alle Regioni e al Ministero, si elencano una serie di dati tecnici inerenti la salvaguardia ambientale e l’interessamento di una zona ce rientra nell’ambito di competenza del Piano stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico (Pai) dell’Autorità di Bacino della Puglia ed è quindi soggetta a vincolo idrogeologico”.
Tanto che proteste e opposizioni al progetto sono state già avanzate “dalle comunità locali e limitrofe, e da tutte quelle dell’Unione dei Comuni dei Monti Dauni congiuntamente ad altre associazioni ambientaliste: “C’è poi da considerare che l’ipotesi di istituzione di un parco urbano potrebbe interessare soprattutto il limotrofo rudere della famosa fornace ultrasettantenne, che già è stato oggetto di studio e attenzionato da parte della Soprintendenza Abap di Salerno e Avellino, anche se gli esisti non sono conosciuti”.

“Si chiede – riassumendo – di attivare senza indugio tutti i passaggi necessari a valorizzare e tutelare il corridoio ecologico del torrente Cervaro, mediante l’istituzione di un parco naturale o l’adeguamento della Zsc Valle del Cervaro, Bosco dell’Incoronata Regione Publia, idonei per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, ma soprattutto per la salute pubblica e dell’ambiente”.

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