di Amalia Leo
Ingredienti:
1 kg di giuggiole mature
500 g di zucchero
1/2 bicchiere di acqua
1 mela
Scorza e succo di 1 limone
Procedimento:
Lavare e snocciolare le giuggiole, metterle in una pentola con una mela tagliata a pezzi e mezzo bicchiere di acqua. Aggiungere lo zucchero, la scorza e il succo del limone e portare a bollore mescolando spesso. A fuoco moderato far cuocere per 40 minuti fino ad ottenere una giusta consistenza. Togliere dal fuoco e versare la marmellata ancora bollente in barattoli di vetro sterilizzati. Mettere i barattoli ermeticamente chiusi capovolti sotto una coperta di lana per creare il sottovuoto e lasciar raffreddare prima di riporre in dispensa i barattoli. Attendere almeno una settimana prima di gustare per la colazione o in abbinamento a formaggi semistagionati accompagnando un tè aromatico al gelsomino.
Curiosità:
Il giuggiolo è una pianta ornamentale, originario delle regioni tropicali e subtropicali dell’Asia, ma diffuso nel bacino del Mediterraneo. A fine estate produce dei frutti, grandi come un’oliva ma simili nella forma ai datteri ,dalla buccia che a maturazione diventa di colore granata e dal gusto dolce con una nota leggermente acidula. Il periodo di raccolta delle giuggiole dette anche “zizzole” va da agosto ad ottobre. Le giuggiole sono ricche di vitamina C, vitamine del gruppo B, e minerali quali calcio ,manganese, potassio, ferro e fosforo. Proteggono il fegato e i reni, sono anti-infiammatori, antiossidanti, digestivi migliorano il metabolismo, la forza muscolare ed hanno un effetto calmante. Favoriscono la riduzione dello stress e dell’insonnia e possono migliorare la funzione immunitaria contrastando la crescita di cellule cancerose. Le giuggiole possono essere consumate fresche, essiccate, candite, conservate sotto spirito o utilizzate per la preparazione di marmellate ,infusi sciroppi e dolci. Il nome “giuggiola” deriva dall’ arabo “ziziphus”, mentre il nome “zizzola” è una variante dialettale del Sud Italia. Nella tradizione popolare, le giuggiole erano considerate un frutto sacro, associate alla prosperità e alla buona fortuna. Il brodo di giuggiole è un liquore dolce dalle note fruttate da servire a fine pasto ma è anche un’espressione che significa provare una grande gioia o soddisfazione e una felicità smisurata. L’origine di questa espressione è un’alterazione dell’espressione di provenienza toscana “andare in brodo (o broda) di succiole” riportata nel l Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove viene menzionata sia alla voce ‘succiare’, con un esempio tratto dal “Morgante” di Luigi Pulci, sia alla voce “castagna,” dove per ‘succiola’ si intende la castagna intera bollita e mangiata succhiandola. Si ipotizza che la trasformazione da “brodo di succiole” a “brodo di giuggiole”, sia avvenuta a seguito della diffusione che le giuggiole ebbero sia come rimedi contro la tosse sotto forma di decotti , sia per la preparazione in cucina di marmellate e confetture, sostituendo di fatto l’uso delle “succiole”, ovvero le castagne lesse. Curiosamente gli abitanti dell’Himalaya ritengono che l’odore del fiore di giuggiola può far innamorare le donne, mentre nei matrimoni tradizionali cinesi la giuggiola viene messa nella camera da letto degli sposi come simbolo di fertilità.

