La guerra politica al Comune di Avellino è ufficialmente aperta, ma visti i numeri dei festiani in consiglio comunale l’unica alternativa percorribile è quella di un “governo di salute pubblica”: tutti uniti in un unico fronte anti-Festa. A far esplodere il caos politico sono state le dichiarazioni rilasciate al Mattino in una lunga intervista pubblicata questa mattina. E se dal centrosinistra non riesce ancora ad uscire una posizione così netta e drastica come sarebbe quella di un unico fronte anti-festiano, l’opzione viene messa in campo dai consiglieri del gruppo Moderati e Riformisti Giuseppe Giacobbe e Sergio Trezza: “E’ inutile girarci intorno, dopo le parole di Gianluca Festa la sindaca Nargi ha una sola possibilità, dimettersi. Così nei successivi 20 giorni potrà cercare in Aula i numeri per evitare il commissariamento e portare avanti la consiliatura su tre o quattro punti programmatici. Punti sui quali potrà chiedere la convergenza di tutte le forze politiche che non si riconoscono nella strategia di Festa”.
Meno netta, ma possibilista, la linea che esprime la consigliera del Pd Enza Ambrosone: “L’intervista di questa mattina rilasciata dall’ex sindaco Gianluca Festa non è fraintendibile. L’aspetto più inquietante che emerge è la sua concezione fideistica del ruolo pubblico. Per lui il consiglio comunale, la giunta, i partiti… sono inutili orpelli. E i toni che ha usato tendono a svilire sul piano umano, prima che politico, la sindaca Nargi. Detto questo mi sembra che lui volutamente disveli la volontà di andare alle urne e cerca di metterla nelle condizioni di dimettersi. Ovviamente la Nargi è il sindaco e ha il dovere di assumere una decisione in pena autonomia. Non lo può fare nessun altro al suo posto. Quello di Festa nei suoi confronti, a questo punto, non è nemmeno più un ricatto, è una mortificazione personale, e in questo caso il luogo deputato in cui fare chiarezza è il consiglio comunale. Le dimissioni in questi casi sarebbero un atto dovuto. Noi come opposizioni non potremmo mai aggiungere le nostre firme nostra quelle di Festa su un’eventuale mozione di sfiducia. Ci saranno poi i passaggi in Aula istituzionali, per esempio quello del Bilancio, nei quali prenderemo atto di quelle che saranno le parole e le proposte della Nargi”.
L’ipotesi è suggestiva, ma per la sindaca Nargi non sarebbe certo facile prendere una decisione del genere. Non facile, ma anche non impossibile: alla ‘nuova’ maggioranza basterebbe raggiungere un numero minimo di 14 consiglieri. Se a questi 14 si aggiunge il voto della sindaca si arriva a quel minimo indispensabile di 15 voti sufficiente, andando con l’Assise in seconda convocazione, a portare avanti la consiliatura così come è già accaduto in passato, ai tempi del sindaco Paolo Foti. Il gruppo consiliare della sindaca, Siamo Avellino, conta 6 consiglieri. Con i 4 del Patto Civico si arriva a 10. Gli altri 4 dovrebbero arrivare dal campolargo di centrosinistra. Difficile, ma non impossibile.


