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Crisi automotive, sos Irpinia. La Cgil attacca Stellantis e Governo: “Lavoratori senza futuro”

“Stellantis investe in maniera significativa esclusivamente negli Stati Uniti, con un piano di oltre 13 miliardi di euro, e in Nord Africa. In Italia non investe nulla, ed è una scelta che non sembra interessare questo Governo. Le uniche risorse messe a disposizione sono quelle relative agli incentivi all’esodo. La verità è che Stellantis non chiude gli stabilimenti, ma li svuota, li spegne lentamente”. Per Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom Cgil, intervenuto al confronto promosso al Polo Giovani di Avellino da Cgil Avellino, Filctem e Fiom, “la crisi dell’automotive ruota intorno al mondo Stellantis. Siamo consapevoli – precisa – che il settore soffre in tutta Europa, ma in Italia è qualcosa di diverso. Una volta eravamo tra i primi produttori di auto nel Vecchio Continente, oggi siamo all’ottavo posto, con il rischio concreto di scivolare al nono. La verità è che andrebbe cambiato il concetto di mobilità, ma il Paese è fermo, come dimostra il caso Menarini, l’unica azienda in Italia produttrice di autobus, che di fatto galleggia, senza prospettive”. Il rilancio dell’automotive passa da nuovi investimenti, da un’operazione di rilancio che ancora non si intravede. “Servono nuovi modelli, possibilmente vendibili, e risorse per salvare l’indotto – attacca Lodi – e dare un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori che, come al solito, sono ignorati. E serve, soprattutto, la volontà politica di questo Governo che, dopo aver tagliato fondi e risorse, ora immagina un piano da un miliardo e 600 milioni per cinque anni, praticamente nulla”.

Focus sull’Irpinia per la Segretaria della Cgil Avellino Italia D’Acierno che auspica “un piano straordinario di mobilità per le aree interne, con investimenti immediati sulla ferrovia e sul trasporto pubblico. Chiediamo il completamento e la messa in sicurezza delle arterie stradali che collegano le nostre aree industriali. Così come chiediamo che Avellino sia pienamente inclusa nella programmazione della ZES unica, con incentivi mirati per innovazione e transizione ecologica”. Così come diventa fondamentale l’attivazione di un tavolo permanente Governo-Regione-parti sociali “che coordini interventi su crisi aziendali, formazione, riconversione e infrastrutture”. Poi D’Acierno passa in rassegna le tante vertenze aperte sul territorio, a partire dallo stabilimento Stellantis di Pianodardine, dove attualmente sono occupate circa 1,450 unità, un dato in calo ormai da anni. Una crisi che ha investito buona parte dell’indotto, a partire dalla Denso di Pianodardine dove, dopo un investimento di circa 20 milioni, i lavoratori sono attualmente in solidarietà, così come gli operai della Lames di Vallata e della CMS di Morra De Sanctis, altre realtà legate a filo doppio a Stellantis.

Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli-Campania, ricorda come la nostra regione “rappresentava e rappresenta l’80% di tutta la produzione Stellantis. Non è possibile tirare avanti nell’automotive con 100.000 Panda prodotte all’anno”. La prossima settimana la Regione Campania convocherà i sindacati di categoria. “Non bastano più i tavoli di crisi. Abbiamo bisogno di proposte e di imprenditori con un progetto serio che indichi la strada della diversificazione, l’indotto va indirizzato verso altri pezzi d’industria”. Traccia un quadro drammatico la Segretaria Nazionale della Filctem Elena Petrosino. “Mai come in questi anni, Stellantis sta ridistribuendo utili agli azionisti, mentre gli stabilimenti chiudono e le persone vengono estromesse dal proprio posto di lavoro: mi sembra che la scelta sia fin troppo chiara. La situazione è davvero drammatica: siamo di fronte a una desertificazione industriale”.

 

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