Tre estati di rubinetti a secco non sono fatalità climatica: sono il frutto di scelte politiche deliberate. I cantieri che non partono, i fondi fermi nei cassetti e le riparazioni mai fatte servono a una sola cosa: spingere l’opinione pubblica ad accettare la privatizzazione del servizio idrico come “ultima spiaggia”.
NO A OGNI PRIVATIZZAZIONE
L’acqua non è merce, punto. Chi oggi predica “partner industriali” e “finanza di progetto” dimentica (o nasconde) che:
- il capitale privato entrerebbe con un’esposizione minima ma con il 49 % degli utili garantiti;
- le tariffe salirebbero per remunerare il profitto, non per ridurre le perdite;
- la proprietà di reti e sorgenti resterebbe pubblica solo sulla carta, consegnata di fatto a consigli d’amministrazione blindati.
Per noi non esiste “buona” o “cattiva” privatizzazione: l’acqua deve restare fuori dal mercato.
CINQUE ENTI = CINQUE POLTRONIFICI
Alto Calore, Provincia, Regione, Autorità d’Ambito, Dipartimento nazionale: una giungla di competenze che produce zero soluzioni e centinaia di seggiole ben retribuite. I ritardi non sono casuali: più passaggi, più incarichi, più stipendi.
LE NOSTRE ACCUSE, SENZA SCONTI
| Bersaglio | Colpa principale |
| Regione Campania | Tiene in stallo 100 mln di euro per creare il “vuoto” che giustifichi il socio privato. |
| Alto Calore | Complice: segnala l’emergenza ma non pubblica un cronoprogramma su reti e perdite. |
| Sindaci | Invece di fare fronte comune, si spartiscono incarichi negli enti di controllo. |
| Governo | Resta muto: nessuno stato di emergenza, nessun commissariamento, perché il caos fa comodo ai futuri investitori. |
LE NOSTRE RICHIESTE (TRE, NON CINQUE)
- Stato di emergenza nazionale con un solo commissario pubblico, temporaneo, vincolato alla riduzione delle perdite.
- Cantieri immediati sulle tratte critiche già finanziate; trasparenza totale su spesa e tempi.
- Scioglimento degli organismi inutili: le funzioni si accentrino in un’unica cabina di regia pubblica, senza gettoni né poltrone aggiuntive.
MESSAGGIO FINALE
I responsabili di questo disastro non potranno più rifugiarsi dietro “procedure complesse” o “situazioni ereditate”. Ogni ulteriore ritardo confermerà che l’obiettivo è svendere l’acqua al miglior offerente.
L’acqua è vita, non dividendo né poltrona. Smettetela di mercanteggiare, iniziate a riparare.

