Tornare a Ivrea, questa volta, significa tornare alle radici per parlare di futuro.
Venerdì 25 settembre, alle ore 11.45, nell’ambito del XIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani, Massimo Montanile terrà l’intervento Radici e algoritmi: rileggere il modello olivettiano nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Il Congresso, in programma a Ivrea dal 24 al 26 settembre 2026, è dedicato al tema Ergonomia e Innovazione: tra memorie olivettiane e nuove sfide.
Per Montanile il ritorno a Ivrea assume anche un valore personale. Proprio qui, nel 1984, ebbe un’esperienza professionale in Olivetti, entrando in contatto diretto con un modello industriale e culturale che considerava la tecnologia non come fine a se stessa, ma come parte di un progetto più ampio, nel quale persona, lavoro, impresa, comunità e territorio erano strettamente connessi.
Da quell’esperienza nasce la domanda al centro della ricerca: in che misura alcuni principi del modello olivettiano possono ancora offrire un riferimento utile per affrontare le nuove sfide ergonomiche poste dall’Intelligenza Artificiale? Non si tratta di trasferire nel presente un modello nato in un’altra epoca, ma di verificare se idee come la centralità della persona, il rapporto tra tecnologia e organizzazione e la responsabilità sociale mantengano oggi una capacità interpretativa.
Il lavoro adotta un approccio qualitativo basato sullo studio di caso. Accanto all’esperienza professionale diretta dell’autore a Ivrea, vengono messi a confronto gli scritti di Adriano Olivetti e la letteratura dedicata al modello olivettiano, gli studi contemporanei sull’ergonomia e sullo Human-Centred Design e le nuove problematiche poste dalla progettazione dei sistemi intelligenti. Le categorie analizzate sono la persona, l’organizzazione del lavoro, la comunità e il territorio e l’innovazione tecnologica.
Dal confronto emergono elementi di significativa continuità. La centralità della persona rappresenta uno dei tratti fondamentali: nel modello olivettiano lo sviluppo tecnologico non era concepito esclusivamente come strumento per aumentare l’efficienza, ma anche come occasione di crescita della persona e della comunità. Analogamente, il territorio non era un semplice luogo della produzione, ma una componente attiva dell’ecosistema dell’innovazione.
L’Intelligenza Artificiale rende questi interrogativi ancora più attuali. I nuovi sistemi non si limitano infatti a svolgere compiti operativi: selezionano informazioni, producono contenuti, suggeriscono soluzioni e intervengono sempre più direttamente nei processi cognitivi e decisionali. Di conseguenza, anche il campo dell’ergonomia si amplia, passando dall’interazione uomo-macchina a questioni quali fiducia, trasparenza, comprensibilità delle decisioni e supervisione umana.
È in questo passaggio che Montanile propone la prospettiva di un “neo-umanesimo tecnologico”: non una contrapposizione tra uomo e tecnologia e neppure una lettura nostalgica dell’esperienza olivettiana, ma un criterio attraverso il quale governare l’innovazione mantenendo la persona al centro.
La rilettura di Olivetti diventa così uno strumento per interrogare il presente. L’obiettivo non è riprodurre un modello del passato, ma recuperare una visione nella quale innovazione tecnologica, responsabilità sociale, comunità e qualità dell’esperienza umana possano tornare a essere parti dello stesso progetto.
Una riflessione che si collega idealmente anche a Radici e algoritmi. Memorie di un figlio del Sud, il libro nel quale Montanile ha raccontato il proprio percorso dall’Irpinia alla scuola Olivetti, attraversando le trasformazioni dell’Italia analogica fino alla rivoluzione digitale.
Il messaggio conclusivo dell’intervento sintetizza il senso di questo ritorno a Ivrea: la sfida contemporanea non consiste soltanto nel costruire sistemi sempre più intelligenti, ma nel fare in modo che rimangano realmente al servizio delle persone.

