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Le tracce della maturità convincono a metà, da Moravia a Quasimodo, dall’idea di nazione all’elogio dell’attesa al tempo di Whatsapp

Sono tracce che richiamano con forza le emergenze del nostro tempo quelle proposte dal Ministro Valditara per la maturità 2023. Anche se non mancano perplessità su alcuni dei temi scelti, come quello di nazione , giudicato troppo complesso o il riferimento alla lettera al ministro Bianchi in tempi di pandemia, che si carica di una connotazione politica fino agli autori scelti per l’analisi del testo, difficilmente studiati durante l’anno. Poche le difficoltà incontrate dai maturandi irpini, malgrado le attese della vigilia non siano state rispettate. Dalla guerra fredda ai conflitti di oggi fino all’universo social, il più gettonato dai ragazzi anche in Irpinia. Da Alberto Moravia con un brano tratto da ‘Gli Indifferenti’ a Salvatore Quasimodo con ‘Alla nuova luna’ che fa parte della raccolta ‘La Terra impareggiabile’, poco apprezzate, invece, dai ragazzi. A partire dai versi di Quasimodo gli studenti hanno dovuto risponde a cinque quesiti di comprensione e analisi ed elaborare una riflessione personale sulle modalità con cui la letteratura e le altre arti affrontano i temi del progresso scientifico-tecnologico e della responsabilità della scienza nella costruzione del futuro dell’umanità. Un brano tratto da Gli Indifferenti di Moravia è stato il punto di partenza della seconda  traccia per l’analisi del testo. Gli studenti sono stati chiamati ad elaborare una personale riflessione “sulla rappresentazione del mondo borghese come delineato criticamente da Moravia”.

Tra le tracce anche il brano ‘Elogio dell’attesa nell’era di WhatsApp’, tratto da un testo di Marco Beolpoliti con gli studenti che hanno dovuto interrogarsi su come l’attesa si contrapponga al tempo schiacciato sul presente dei social. ‘L’idea di nazione’ con un testo tratto da Federico Chabod è una delle tipologie di tipo B ‘Analisi e produzione di un testo argomentativo’ proposto agli studenti. Agli studenti è stato chiesto di evidenziare le esigenze e gli obiettivi di Camillo Benso conte di Cavour nei confronti dell’Italia e il fine supremo della nazione nella visione di Mazzini. Infine, l’invito a spiegare il significato della frase: “La nazione non è fine a se stessa: anzi! E’ mezzo altissimo, nobilissimo, necessario, ma mezzo per il compimento del fine supremo: l’Umanità”

Un testo tratto da Piero Angela ‘Dieci cose che ho imparato’, tratto dal libro ‘Intervista con la storia’, chiedeva agli studenti di confrontarsi sull’idea della costante ricerca dell’innovazione.

Tra le proposte c’è anche un testo tratto da Oriana Fallaci, Intervista con la storia, edito da Rizzoli nel 1977. Chi è che fa la storia, si chiede Fallaci in una riflessione del 1977, di qui l’invito a riflettere su come dai tempi della Guerra fredda e della minaccia nucleare “il susseguirsi di tensioni e conflitti non accenna a placarsi, anche nel nostro continente”, e quindi se “la situazione è ancora oggi nei termini descritti dalla giornalista”.

Una delle tracce di attualità richiama una lettera aperta inviata nel 2021 dal mondo accademico e culturale all’ex ministro Bianchi che invita a reintrodurre le prove scritte alla Maturità. La lettera fu scritta durante il periodo della pandemia. In tanti l’hanno trovata fuori luogo, considerandola un chiaro atto di accusa nei confronti del governo Draghi. Lo stesso Patrizio Bianchi, che ha risposto con toni molto accesi: “Inaudito”, “pretestuoso” e “offensivo” sono alcuni dei termini che ha usato per commentare la decisione dell’attuale ministero.

Lo stesso ministro Giuseppe Valditara ha dovuto intervenire per gettare acqua sul fuoco. Per prima cosa ha diffuso una nota, in cui si chiariva: “È cosa nota che il ministro Bianchi ha avuto il merito di aver reintrodotto gli scritti all’esame di Stato. La lettera rappresenta uno spunto di cronaca per stimolare nei ragazzi una riflessione su che cosa rappresenti la maturità e sulla sua impostazione, in particolare dopo l’esperienza del Covid. Nessun intento politico né tantomeno denigratorio”.

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