E’ un’indagine sulla Restanza quella che consegna Enza Gervasi, giovanissima regista originaria di Pratola Serra. Uno sguardo che si delinea attraverso opere come “Regina Viarum” e “Nostos”, realizzato in collaborazione con Gabriele Greco, prodotto dalla ABBO production e nato nell’ambito di un progetto dello IED di Milano. Ambientato nell’area grecanica dell’Aspromonte, e in particolare nel territorio di Gallicianò, “Nostos” esplora il rapporto tra chi parte, chi resta e chi ritorna, in una delle aree più fragili e culturalmente significative del Sud Italia. Un racconto nato dalla condivisione con gli abitanti di abitudini, disagi, tradizioni “Abbiamo vissuto un mese e mezzo a Gallicianò, nella Calabria grecanica – spiega Gervasi – E’ un paese che conta poco più di venti abitanti ma si ripopola nel fine settimana con l’arrivo di figli e nipoti di chi è rimasto. E’ chiaro che, come dice uno dei personaggi intervistati, diventa difficile immaginare un futuro per questi borghi, poichè i disagi per chi vive qui sono tanti. Non ci sono, ad esempio, negozi di alimentari con un panettiere che viene una volta a settimana, il paese non è ben collegato, dista 40 minuti dalla marina ma la maggior parte delle strade sono dissestate. Il contrasto tra tradizione e modernità si avverte costantemente. Malgrado il paese si stia spopolando sempre di più, è arrivata la fibra anche a Gallicianò. Allo stesso tempo, è facile imbattersi nei vicoli in riti che appaiono superati ma che lì resistono e che continuano a coinvolgere la comunità, come l’uccisione del capretto. Abbiamo dato voce a un pastore, un panettiere, un fotografo e custode della lingua grecanica, raccontando un territorio segnato dallo spopolamento ma ancora attraversato da pratiche, saperi e legami profondi con il luogo. Ad accompagnare il racconto è la presenza della Fiumara dell’Amendolea, elemento centrale del paesaggio e simbolo del continuo intreccio tra memoria e trasformazione”.
Sottolinea come “La fortuna di Gallicianò è quella di conservare una forte valenza turistica, proprio in virtù della lingua grecanica che lo caratterizza. In Irpinia tutto è ancora più difficile, ci sono certamente risorse da valorizzare e un patrimonio come quello della Via Appia, malgrado ciò, il turismo non è mai decollato. Penso a tanti borghi bellissimi ma abbandonati o che comunque faticano a farsi conoscere. E’ evidente che c’è bisogno di uno sforzo maggiore da parte di Regione e governo per rilanciare i paesi”. Enza ha 23 anni ed è in procinto di laurearsi allo Ied di Milano in nuove tecnologie dell’arte “Esplorare il tema della restanza, analizzare le strategie attraverso cui i paesi possono resistere allo spopolamento è un modo per aiutare la mia terra a sopravvivere, perché si parli dell’Irpinia e dei piccoli paesi. Sono convinta che un contributo decisivo possa arrivare dai giovani”
Nostos è realizzato da un team composto da Vincenza Gervasi e Gabriele Greco alla regia, Alberto Caraffa alla direzione della fotografia, Febe Mottironi al montaggio e Sabrina Boarino al sound design e alla composizione musicale. Il progetto è affiancato dalla casa di produzione campana ABBO Produzione.
Un’idea quella della restanza che Gervasi aveva già esplorato in “Regina Viarum” nella quale ricostruisce il ruolo di Pratola Serra, paese dell’Irpinia, come punto di passaggio lungo la Strada Regia delle Puglie, che tra Cinquecento e Seicento collegava Napoli alla Puglia. “Attraverso le tracce architettoniche delle antiche taverne e le testimonianze raccolte, ad emergere – spiega Gervasi – la densità di relazioni e funzioni che questi luoghi hanno avuto per secoli. Nella seconda parte, il focus si sposta sul presente: il vuoto lasciato dallo spopolamento, le partenze, i ritorni. Ci troviamo così di fronte a un contrasto tra passato e presente che apre una riflessione sul destino dei territori interni e sul tempo che, anche nei luoghi più marginali, continua a depositarsi”.


