“Il messaggio che il Pd consegna in un momento così difficile per la Campania è chiaro: non esistono territori di serie A e di serie B. C’è una sola Campania, dai Campi Flegrei all’Irpinia: non si possono lasciare soli Pozzuoli e Bacoli sul bradisismo, così come non si possono lasciare sole le aree interne”. Così Lello De Stefano, riferimento dell’area Schlein, durante uno degli incontri tematici che si sono tenuti ieri nell’ambito della Festa dell’Unità, organizzata dal Pd regionale a Portici.
Nella cornice di Villa Mascolo, il panel “Crescita e sviluppo dei territori in Campania, dall’emergenza al rilancio” ha visto amministratori ed esponenti del centrosinistra confrontarsi sulle emergenze ambientali, sulle aree interne e sulle azioni messe in campo dal governo regionale per rilanciare la Campania.
Presenti i sindaci Luigi Manzoni di Pozzuoli e Josi Della Ragione di Bacoli, che hanno affrontato il tema dell’emergenza bradisismo, le paure delle comunità e le recenti polemiche con il Governo nazionale, accusato di lasciare troppo soli i Comuni flegrei.
Con il sindaco di Quarto, Antonio Sabino, si è discusso di legalità e futuro, con particolare attenzione ai beni confiscati alle mafie come strumento di riscatto e di presenza dello Stato.
Il tema delle aree interne, troppo spesso dimenticate, è stato al centro del confronto con Pasquale Giuditta, leader regionale di Noi di Centro, ed Enza Ambrosone, assessore comunale ad Avellino, che ha evidenziato in particolare il nuovo ruolo, fondamentalmente propulsivo, che può avere la città di Avellino, tornata dopo otto anni al centrosinistra.
“Dopo anni in cui abbiamo accompagnato le partenze dei nostri giovani, oggi con il “mutualismo al contrario” vogliamo costruire le condizioni perché tornino. Serve alta formazione, lavoro di qualità, legalità e presenza dello Stato”, ha continuato De Stefano.
“Dobbiamo puntare – ha spiegato – su un cambio di paradigma: smettiamo di raccontare l’Irpinia come un problema da assistere. L’Irpinia è la soluzione per il futuro della Campania.
Si può ripartire da una nuova classe dirigente e dai nostri amministratori.
La città di Avellino – ha aggiunto – deve tornare a essere all’altezza del cambiamento auspicato dai nostri elettori. Oggi ha l’opportunità di recuperare il tempo perduto e diventare una sorta di hub delle aree interne, la cerniera tra costa e Appennino. Non più periferia, ma centro di una nuova idea di sviluppo”.
Con l’assessore regionale Angelica Saggese è stata condivisa la proposta di puntare su un “Mutualismo al contrario”, che si sostanzia in tre azioni concrete: “Alta formazione e alta specializzazione radicate nei territori, non solo a Napoli; borghi connessi, con banda larga, smart working e residenzialità a prezzi accessibili; ambiente sano come infrastruttura economica, attraverso agricoltura di qualità, slow food e comunità energetiche”.
“Se un giovane può avere a Lioni, ad Avellino o a Montefredane la stessa connessione, gli stessi servizi e la stessa qualità di vita che ha a Milano, ma con in più la comunità e l’ambiente, allora resta e torna. Questa è la prospettiva. Le aree interne non si salvano con i bonus, si salvano se diventano attraenti e ambite, soprattutto per i nostri giovani”, ha concluso De Stefano.


