“Blocco immediato dell’iter insediativo della fonderia della Pi.Co., in applicazione del principio di precauzione e tutela per la manifesta incompatibilità con il territorio, in particolare per la salute dei cittadini dei 5 comuni i cui centri sono ubicati a meno di 5 km dalle coltivazione ad alto pregio dei 2 vini docg, Taurasi e Fiano, dell’olio Ravece dop e del fiume Calore”. La richiesta, indirizzata ai Comuni di Luogosano e San Mango sul Calore e all’Asi, porta la firma del comitato “ProteggiAmo la Valle del Calore”. Il Comitato chiede anche che si valutino soluzioni alternative, “non impattanti sul territorio”. Mentre per le Fonderie Pisano l’auspicio è che si individui “un’area industriale più idonea, lontana da contesti abitativi e agricoli di pregio”. L’obiettivo è anche arrivare alla costituzione del “Distretto Rurale Protetto della Valle del Calore”, che preveda un divieto assoluto di insediamenti industriali di tipo insalubre.
La vertenza Fonderie Pisano dovrebbe a questo punto tornare in Regione. Proprio ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno inviato una richiesta di incontro al Presidente Roberto Fico e agli Assessori allo Sviluppo, all’Ambiente e alla Formazione e, per conoscenza, al Prefetto di Avellino Rossana Riflesso. A Napoli del resto, lo scorso 21 Novembre, è stato ratificato l’accordo per l’ingresso del gruppo salernitano nel sito lasciato nel marzo dell’anno scorso dalla multinazionale indiana. Ed è quindi da Napoli, a detta del sindacato, che bisogna ripartire per trovare una soluzione che avvii la reindustrializzazione del sito e garantisca un futuro ai 33 lavoratori residui.



