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“Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”: scatta la mobilitazione

 In Italia 6 milioni di persone vivono in aree gravemente inquinate ma le bonifiche sono ferme a palo

“In Italia le mancate bonifiche – dichiarano ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana Legambiente e Libera, promotrici della campagna “Ecogiustizia subito” – sono un’emergenza nazionale di cui si parla poco e che va affrontata senza ulteriori rinvii. La politica e le istituzioni hanno sottovalutato questo problema, e nel frattempo ci sono milioni di cittadine e cittadini che hanno perso la speranza di futuro, tra inquinamento che permane e posti di lavoro che se ne vanno. Serve una presa di coscienza collettiva ma anche un serio impegno da parte delle istituzioni nazionali, a cominciare dai ministeri dell’Ambiente e delle Imprese, e quelle regionali e locali. Chiediamo a chi ha responsabilità politiche, di governo e amministrative di mettersi una mano sulla coscienza, ascoltando le persone che vivono in aree inquinate da bonificare garantendo loro il diritto alla salute, ad un ambiente sano e allo sviluppo occupazionale nell’ottica della transizione ecologica. Con la campagna “Ecogiustizia subito” andremo nei territori feriti in questi anni per accompagnare e sostenere comunità che rischiano di rassegnarsi al degrado ambientale e sociale. La giusta transizione ecologica del Paese deve partire da queste aree e da chi le abita, per tanti versi dimenticate dalle istituzioni”.

Sono i temi della campagna nazionale itinerante “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato” che le vedrà in azione dal 27 novembre 2024 al 3 aprile 2025 dal nord al sud della Penisola, per le prime sei tappe, che toccheranno alcuni luoghi simbolo dell’ingiustizia ambientale e sociale: dal Piemonte, il 27 novembre, a Casale Monferrato, una delle aree in cui insistevano gli stabilimenti ex Eternit dove ancora oggi l’amianto continua a fare vittime, al SIN di Taranto (15 gennaio); dal SIN di Porto Marghera (VE), la più importante area petrolchimica d’Italia (22 gennaio) a quello di Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa (12 febbraio); dal sito ex Caffaro di Brescia (12 marzo), dove è stata riscontrata una contaminazione diffusa da metalli pesanti e policlorobifenili (PCB), al SIN Napoli Orientale (3 aprile).

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