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Eolico in Campania, Legambiente: basta storture e pregiudizi, più partecipazione dei territori

Il dossier presentato questa mattina a San Marco dei Cavoti, nel Sannio

Legambiente Campania ha presentato questa mattina il dossier “Qual buon vento”, durante la terza Edizione del Forum Eolico, che si è svolto a San Marco dei Cavoti (BN) con il Patrocinio di ANEV, Cesvo Lab e del Comune di San Marco dei Cavoti.
L’eolico la fa da padrone nella nostra regione: costituisce la prima fonte rinnovabile elettrica, sia per potenza che per produzione. Settantotto comuni protagonisti, principalmente collocati nell’avellinese e nel beneventano (quasi il 90% dei comuni totali). Questi i dati forniti da Legambiente. E ancora:
«L’eolico in Campania si è sviluppato dalla metà degli anni Novanta, con una crescita graduale e costante anno per anno e dei picchi di maggiore installazione negli anni 2005, 2008, 2009, 2011, 2012 e 2019. Negli ultimi 5 anni sono stati installati in media circa 100 MW all’anno: secondo ANEV abbiamo in Campania un potenziale al 2030 di 3.300 MW, che però raggiungeremo con dieci anni di ritardo stando a questo trend di installazione. L’eolico è la tecnologia rinnovabile elettrica con maggiore potenza installata sul territorio campano: rappresenta il 52% del totale, seguito dal solare (33%), idroelettrico e bioenergie, rispettivamente con, 9% e 6 %».

Su un totale di 78 comuni in Campania coinvolti da installazioni di eolico, le protagoniste sono le province di Avellino e Benevento, che coprono rispettivamente il 46% e il 42%. Seguono i comuni della Provincia di Salerno con 11%, Caserta con lo 0,8% e Napoli con l’0,2%. I comuni con la maggiore potenza installata in termini assoluti risultano essere Bisaccia e Lacedonia in provincia di Avellino, con circa 250 e 204 MW, e Foiano di Val Fortore in provincia di Benevento con circa 223 MW.

“La Campania – ha dichiarato Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – è diventata una Regione faro per lo sviluppo delle energie rinnovabili a partire dall’eolico, un importante modello che ci auguriamo di ritrovare nell’individuazione delle aree idonee regionali in linea con l’egregio lavoro svolto negli ultimi. Il nostro auspicio è che la nuova stagione dell’energia eolica in Campania rafforzi ancora di più il legame con i territori e le comunità, superando storture e pregiudizi del passato, e che sia accompagnata dallo sviluppo di politiche industriali a sostegno della filiera, con l’obiettivo di far diventare la transizione energetica nella nostra regione un’occasione importante per aumentare occupazione e diminuire diseguaglianze. Per fare questo è necessario avviare percorsi territoriali per lavorare insieme: enti, imprese e cittadinanza, affinché non si parli più di accettazione sociale per la presenza di impianti ma di rigenerazione partecipata di territori, dove impoverimento e spopolamento aumentano le disuguaglianze da decenni, oggi inasprite anche della crisi climatica. Le rinnovabili devono essere per queste comunità la strada per il riscatto sociale per vincere, insieme a quella climatica, anche la sfida sociale ed economica.”
La Campania – scrive Legambiente nel dossier – è la regione che ha ospitato i primi impianti installati in Italia a metà degli anni Novanta e che oggi sta dando vita ai primi repowering. Numeri alla mano, i vari progetti, tra quelli già approvati e quelli in corso di approvazione, porteranno a una diminuzione di 364 turbine sui territori. Una ancor minore occupazione di suolo, meno turbine all’orizzonte (eliminando il vecchio problema dell’effetto selva dei primi impianti). Nel 2024 risultano, rispetto al quadro del precedente anno, 10 procedimenti: 3 conclusi e 7 in istruttoria, con un potenziale diminuzione pari a -256 aerogeneratori sul territorio (da aggiungersi a quelli dei procedimenti già autorizzati negli anni passati), cui corrispondo al contempo un aumento di potenza pari +200 MW.
“Il nostro Paese – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è ancor ancora oggi ostaggio del vecchio sistema produttivo fossile e inquinante. È arrivato il momento di liberarlo. Accelerare la transizione ecologica non è solo una necessità per contrastare la crisi climatica, ma rappresenta una straordinaria opportunità per garantire un futuro occupazionale a milioni di persone e per abbassare le bollette, soprattutto nel Mezzogiorno, dove ci sono le condizioni ottimali per lo sviluppo delle rinnovabili. In questo senso la Campania è protagonista della transizione energetica, che ha avviato da tempo un modello virtuoso che dovrebbe essere esportato, e ci auguriamo continui in questa direzione.”

Da segnalare, uno di questi progetti sta prendendo vita: si tratta di un progetto di Montefalcone di Val Fortore (Benevento), la prima città in Italia ad aver conosciuto la tecnologia eolica. Proprio adesso, in queste settimane, stanno smontando le prime cinque turbine delle 50 totali: queste turbine appartengono al primissimo parco eolico installato nel 1996.

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