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Domenica prossima ci accingiamo a votare per le elezioni Europee. Il paradosso è che in Italia il 26 maggio si conclude una lunghissima campagna elettorale in cui si è parlato di tutto, tranne che di Europa. Negli ultimi giorni la campagna elettorale si è arroventata con uno scontro continuo fra i due partiti di governo su temi che nulla avevano a che vedere con la scelta di una rappresentanza politica al Parlamento europeo. Del resto neanche gli altri partiti hanno chiarito agli elettori che progetto di Europa hanno in testa. Solo un partito ha fatto balenare un’idea di Europa ma, a differenza del manifesto di Ventotene, non si tratta di un sogno, bensì di un incubo.

Questa idea di Europa si è concretizzata un pomeriggio di sabato a Milano, quando sono stati radunati e concentrati su un palco elettorale insieme a Matteo Salvini i leaders di 11 partiti europei di estrema destra, fra i quali Marine Le Pen, leader del Rassemblement National (il partito fascista francese), Jörg Meuthen, portavoce del partito filonazista tedesco Alternative für Deutschland , Geert Wilders leader del Pvv (il partito dei razzisti olandesi), Georg Mayer  portavoce del Partito neonazista austriaco. Tutti questi distinti signori sono convenuti a Milano per testimoniare la loro comune fede, condivisa con l’ospite leghista, in un Europa nera.

Per capire di cosa stiamo parlando, sono particolarmente significative le parole con le quali il leader della Lega ha concluso il suo comizio: “Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a San Benedetto da Norcia, a Santa Brigida di Svezia, a Santa Caterina da Siena, ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Teresa Benedetta della Croce. Ci affidiamo a loro. E affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli”. Poi, brandendo un rosario, ha aggiunto: “Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria.” Questo show  naturalmente ha suscitato l’indignazione del mondo cattolico per la strumentalizzazione così smaccata dei simboli della cristianità, utilizzati come amuleti per ammantare di sacralità il vuoto di una politica disumana. Al di là dell’indignazione, però, bisogna cercare di capirne il significato profondo.

In politica i simboli contano; certi gesti sono molto più illuminanti di un programma politico. La scenografia che è stata messa in onda a Milano fa filtrare in controluce un progetto politico sanfedista. Illumina una nuova antropologia, in cui sono annichilite le conquiste del pensiero moderno dalla rivoluzione francese in poi, in cui è cancellata l’utopia internazionalista espressa nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in cui sono esiliati i grandi principi della democrazia, a cominciare dal principio supremo della laicità dello Stato. C’è una regressione al medioevo, a quel medioevo moderno che domina in altri ordinamenti dove i capi politici sono degli ayatollah che governano col bastone, perché la loro legge è la legge di Dio. Naturalmente i megafoni di Dio non possono essere ostacolati dai giudici e dalle Costituzioni, per questo la divisione dei poteri non è compatibile e i diritti fondamentali non costituiscono più un limite all’azione politica. Del resto già in Ungheria ed in Polonia gli amici di Salvini hanno messo mano all’indipendenza della magistratura e si sono svincolati dall’osservanza del diritto internazionale dei diritti umani. In questo sogno dell’Europa trasformato in incubo si sentono già i battaglioni che marciano al grido di: Gott mit uns.

Domenica prossima noi siamo chiamati a compiere una scelta politica di grande rilevanza per il futuro dell’Europa e del nostro paese. E’ vero che i sogni sono solo sogni e l’avvenire ormai è quasi passato, come canta Luigi Tenco, però l’incubo dell’Europa nera grava sul nostro futuro e soltanto noi possiamo scongiurarlo recandoci alle urne.

In Italia non abbiamo mai dato grande peso alle elezioni europee, data la lontananza delle istituzioni europee dal nostro orizzonte concreto. Ma questa volta non è così, questo voto ha una fortissima influenza in Europa, perché un partito italiano è il capofila dell’internazionale nera e quindi un suo insuccesso può incidere positivamente sugli equilibri politici che si determineranno nel Parlamento europeo. Nello stesso tempo, il voto alle elezioni europee può incidere fortemente sul quadro politico italiano, bloccando o accelerando quel progetto di autonomia differenziata in fondo al quale c’è la rottura dell’unità nazionale.

Salvare l’Europa per salvare l’Italia.

di Domenico Gallo

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