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Excerpta, in una mostra la passione segreta per l’arte di Claudio Rossano

Si racconta in una preziosa mostra l’architetto Claudio Rossano. Un viaggio che passa in rassegna le opere realizzate tra il 1985 e il 2023. Si intitola Excerpta e sarà inaugurata il 15 febbraio, presso On site. Una passione che è di famiglia, come testimonia la storia dell’avo Federico Rosanno, tra i fondatori della Scuola di Resine, corrente artistica legata al verismo ed alla corrente dei Macchiaioli e viva tra il 1863-67 ed il 1873 alle falde del Vesuvio, nello specifico tra Resina e Portici. Un movimento capace di esprimere il fermento che attraversava l’arte europea sulla ricerca legata alla luce “Mi piace la pittura materica, mi piace la ricerca di artisti come Burri, mi piace impastare con i colori su una superficie ruvida come la juta. Da quando sono in pensione ho potuto riscoprire questa passione”. Ad accompagnare la mostra le note critiche di Raffaele La Sala. Le proponiamo di seguito

di Raffaele La Sala

Claudio Rossano si ripropone ad estimatori ed amici con una mostra delle sue più recenti opere pittoriche che segnano, ad oggi, l’approdo provvisorio di un proficuo incedere tra studi classici, letteratura, politica, architettura, satira. Passioni pubbliche e private proposte con disinvolta ironia sulla scena dei social o celate ai più, come pulsioni carsiche di un intimo e meditato sentire e di vicine e più lontane suggestioni familiari. Per esempio deve al fratello Giovanni, valente ritrattista e vedutista, i suoi primi cimenti, ma molto più deve alle dense suggestioni in seguito alla ‘scoperta’ dell’antenato Federico Rossano (Napoli 31 agosto 1835-5 maggio 1912), amico fraterno di Giuseppe De Nittis e fondatore della Scuola pittorica di Resina. E forse proprio il peso di quella storia ha consegnato i suoi lavori giovanili (piccoli oli, calligrafici disegni a china, disegni astratti su cartone) al riserbo privato.

Insomma dalla meditazione sull’arte, dall’osservazione dei grandi maestri o dalla loro manipolazione irriverente e parodistica (affidata negli anni scorsi al ‘Berretto a sonagli’, un alter ego virtuale, che fu un raffinato ed efficace strumento di lotta politica), Claudio Rossano dipana il filo di una lunga storia familiare.

Storia prestigiosa e mai esibita che da Federico, (il quale con De Nittis, a Parigi,  fu vicino ai grandi impressionisti francesi; ed è documentato nella Galleria nazionale d’arte Moderna di Roma, di Palazzo Pitti a Firenze, nel museo di Capodimonte), al bisnonno Giovannino, orafo  e tartarugaro, (che realizzò nel 1937 la preziosa culla per il neonato Principe di Napoli, oggi a Capodimonte), passa ai figli di quest’ultimo: Alessandro, incassatore di pietre preziose da Tiffany a New York, e Alberto, allievo dell’Accademia  di Belle Arti di Napoli e gioielliere ad Avellino.

Aggiungo che l’amico Rossano è una mente arguta e ironica, un frequentatore curioso di atelier e di artisti (con preferenza per le esperienze di confine spesso trascurate e incomprese) mecenate discreto e gallerista, insomma un fine conoscitore e storico dell’arte con un gusto raffinato e naturale verso il presente, che egli osserva “senza pregiudizi” e “con sguardo libero”. Perché “solo l’arte può aiutarci a decifrare il cambiamento di civiltà che viviamo” (come suggeriva, già una decina d’anni fa con parole profetiche, François Pinault, uno dei più grandi collezionisti di arte moderna di tutti i tempi). Non mi sorprende perciò che Rossano, dopo la intensa stagione professionale della progettazione architettonica, si proponga oggi nella veste di alchimista del colore, manipolatore di forme e materiali che si fanno segno, traccia, arte (senza offesa verso le consacrazioni mutevoli delle accademie e dei mercati). Se non si schermisse per timidezza o pudore o consapevole percezione del limite, sarebbe già ora una voce autentica e non allineata della mesta transizione di un tempo di inerzia e di attesa (attesa di cosa, poi diranno al solito i posteri, se e quando vorranno).

Claudio Rossano lo fa con sapiente e meditata conoscenza del lungo cammino dell’arte e con l’azzardo un po’ donchisciottesco di chi, libero da sudditanze verso schemi e scuole, sperimenta la contemporaneità e ne coglie avidamente guizzi e lampi di futuro, in un contesto snervato, e talvolta casuale, di addetti ai lavori, in preoccupante deficit di sensibilità e di pensiero.

Rinunciando intenzionalmente a legarsi a movimenti o stili, Claudio Rossano cerca piuttosto non scontati equilibri e personali armonie, attraverso raffinate e ardite contaminazioni per le quali vale la suggestione oraziana, mutuata da Empedocle, sul senso e la forza dell’armonia discorde della vita (“quid velit et possit rerum concordia discors”, Epistole I, 12, 19).

Dalle precoci esercitazioni sul ritratto, all’autoritratto come forma di omaggio/citazione finalizzato alla esplorazione del sé, allo studio dell’arte del secondo ‘900, dalla ‘scoperta’ del pittore armeno Arshile Gorky (uno dei maestri dell’espressionismo astratto), alla frequentazione con l’artista argentino Francisco Fernandez il passo non è né breve né scontato, ma ha il tratto della naturalezza e della “necessità”. In questo percorso di interiorizzazione e di conoscenza l’arte del XX e del XXI secolo è accolta con discrezione in un personale contesto di rinvii, citazioni, reperti, tracce di calligrafie e materiali d’uso che plasmano emozioni e transiti, rinunce e assimilazioni, in un ricco contesto di rinvii/allusioni che da Burri in poi esplora le potenzialità dell’espressione artistica (oltre l’informale, oltre il concettuale e le transavanguardie). Nel recupero di esperienze materiche e di suggestioni cromatiche, Rossano, che approda alla pittura dall’architettura, (traiettoria uguale e contraria rispetto all’avo Federico) si mette in viaggio in una postmodernità inconclusa che sperimenta anche la immaterialità dei luoghi virtuali, delle fruizioni seriali, dei linguaggi della comunicazione, della composizione e scomposizione di forme e materiali (antiche carte, salici, pelle, scaglie di sale, bitume): che si fanno metafora dell’umano passaggio e del suo misterioso destino sulla scena del mondo.

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