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Verso il Pride, Apple Pie scrive al vescovo Aiello: dialoghiamo per promuovere una cultura dell’accoglienza

E’ una lettera sincera e accorata quella scritta al vescovo di Avellino Arturo Aiello da Apple Pie Arcigay Avellino, associazione impegnata da anni nella tutela dei diritti e della dignità delle persone LGBTQIA+ , “in vista di un appuntamento per noi profondamente significativo: il prossimo 14 giugno, ad Atripalda, si terrà la sesta edizione dell’Irpinia Pride”. “Non si tratta soltanto di una manifestazione festosa o simbolica, ma di un momento di testimonianza civile, di visibilità e di richiesta di ascolto in un tempo storico che continua a porci di fronte a gravi contraddizioni. Viviamo in un’epoca in cui, nonostante i progressi sul piano dei diritti, persistono, e talvolta si intensificano, episodi di violenza fisica e verbale contro le persone LGBTQIA+. Aggressioni, discriminazioni, linguaggi d’odio e marginalizzazione continuano a segnare la vita quotidiana di molte persone, spesso nel silenzio o nell’indifferenza generale. In questo contesto, desideriamo sottolineare anche una forma di sofferenza spesso meno visibile, ma altrettanto significativa: quella vissuta dalle persone LGBTQIA+ credenti e dalle loro famiglie, che si trovano a dover conciliare la propria identità con il proprio percorso di fede, talvolta sperimentando esclusione, incomprensione o rifiuto proprio all’interno delle comunità religiose. Riteniamo che questo rappresenti un nodo fondamentale su cui riflettere insieme, con sensibilità e responsabilità. Per questo motivo, il Pride assume un significato ancora più urgente: è una risposta collettiva alla paura, una richiesta di riconoscimento e un appello alla costruzione di una società più giusta, inclusiva e rispettosa delle differenze. Ci rivolgiamo a Lei in quanto guida spirituale di una comunità ampia e profondamente radicata nel nostro territorio, nella consapevolezza del ruolo fondamentale che le istituzioni religiose possono svolgere nel promuovere una cultura dell’accoglienza, del rispetto e della dignità di ogni persona. Il messaggio evangelico, fondato sull’amore e sulla centralità dell’essere umano, rappresenta per noi un terreno autentico di dialogo e di incontro. A tal proposito, desideriamo ricordare con gratitudine la Sua presenza, lo scorso anno, in occasione della Giornata mondiale del 17 maggio contro l’omolesbobitransfobia, all’evento organizzato dalla pastorale dell’inclusione presso il Santuario Mariano Diocesano di Avellino. La Sua partecipazione ha rappresentato un segnale importante e concreto di attenzione e apertura, un messaggio di vicinanza e di riconoscimento delle persone LGBTQIA+. È stato un gesto che ha contribuito a creare uno spazio di ascolto e di speranza, dimostrando come sia possibile avviare percorsi di dialogo anche su temi complessi. In questa prospettiva, riteniamo di grande importanza la possibilità di sviluppare e consolidare anche ad Avellino percorsi strutturati di accompagnamento e inclusione, come il “Progetto Gionata” o esperienze analoghe ai “Cammini di Speranza”, già avviati grazie all’impegno e alla sensibilità pastorale di un parroco del nostro territorio: don Fabio Mauriello. Tali iniziative rappresentano un segno concreto di Chiesa accogliente, capace di ascoltare, accompagnare e valorizzare le persone LGBTQIA+ credenti insieme alle loro famiglie, senza lasciarle sole nel loro cammino umano e spirituale. Si tratta di esperienze preziose, che favoriscono un incontro autentico tra fede e vita, contribuendo a sanare fratture e a costruire comunità più inclusive e consapevoli. Le chiediamo, pertanto, un ulteriore segnale in questa direzione: una parola, un gesto, una disponibilità che possano contribuire a disinnescare l’odio e a favorire un clima di maggiore comprensione. Le chiediamo di riconoscere pienamente l’umanità delle nostre vite, delle nostre storie e delle nostre famiglie. Il Pride non è contro qualcuno, ma è per qualcosa: per la libertà, per l’uguaglianza, per il diritto di esistere senza paura. Perché un diritto che non è per tutti diventa inevitabilmente un privilegio per pochi. I diritti sono trasversali e riguardano l’intera società: si rafforzano nel momento in cui vengono riconosciuti e condivisi. Il Pride è, dunque, un invito rivolto a tutta la società, e quindi anche alla Chiesa, a interrogarsi sul proprio ruolo nel costruire o nel contrastare dinamiche di esclusione. Saremmo lieti di poter avviare con Lei un dialogo sincero e rispettoso, convinti che solo attraverso l’ascolto reciproco sia possibile costruire ponti anziché muri”.

 

 

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