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Galante Colucci e il Settembre del ’43 nel baianese

di Virgilio Iandiorio

Ricordare l’amico Galante Colucci è quasi un debito di riconoscenza nei suoi confronti. Chi ha conosciuto Galante Colucci, e ne ha apprezzato l’amicizia e la passione per la ricerca storica, ha il compito di farne rivivere il  ricordo, essendo scomparso nel 2012.

Il prof. Colucci, baianese di nascita ma atripaldese di adozione, si è molto  interessato di Atripalda, della sua storia. Ha partecipato insieme con  altri amici alla pubblicazione del giornale Il Ponte, voluto e diretto da Don Gerardo Capaldo; ma soprattutto dopo il terremoto del 1980 si è interessato a tutto ciò che di antico veniva fuori nella ricostruzione degli edifici crollati di Atripalda. Lui, poi, appassionato della fotografia, ha raccolto tante immagini della sua città, per affidarle ai posteri. Ha riportato su Il Ponte quante notizie poco conosciute, o del tutto sconosciute, ritrovava nelle sue ricerche sul passato della città sul fiume Sabato.

Il libro di Galante Colucci, La guerra nel Mandamento: 1943, bombe su Baiano, presso Stampa Editoriale 2008, ci riporta a quel mese di settembre di oltre ottant’anni fa con le inquietudini, le difficoltà e le miserie della seconda guerra mondiale patite anche sul territorio della nostra provincia. La storia locale scritta spesso da storici non di professione si connota per due qualità che la distinguono: l’attaccamento al proprio luogo di nascita o di “adozione” e la scrittura che è quanto mai vicina al discorrere familiare e colloquiale.

La ricerca di Galante Colucci sui fatti che seguirono l’8 settembre del ’43 in una particolare area della provincia di Avellino, il baianese, scaturisce proprio dal fatto che l’autore è nato a Baiano e che abbia sentito la necessità di far conoscere i lutti, le privazioni e i disagi che i suoi compaesani ebbero a soffrire in conseguenza di una guerra che all’improvviso si erano ritrovata all’uscio di casa.

“Lo spunto [della ricerca] -scrive G. Colucci– è nato nel mese di settembre del 1993, in occasione del cinquantesimo anniversario dei fatti tragici della seconda guerra mondiale…Rilevai che riguardo al mio paese, Baiano, non era stato scritto nulla; e per l’amore che nutro per il luogo d’origine provai un profondo senso di amarezza perché era stato dimenticato ciò che era accaduto a Baiano”.

E così, come era solito fare, Galante Colucci si era messo a ricercare non solo tra le carte d’archivio le notizie riguardanti il suo paese in questo periodo, che fu tanto breve quanto tragico, ma era andato a rintracciare le persone, non molte e  tutte anziane, che vissero quei giorni. Il riferimento alla documentazione archivistica si intreccia così con il racconto della gente che si trovarono ad essere spettatori o protagonisti loro malgrado.

Galante Colucci si sforza sempre di fornire le diverse interpretazioni anche di un singolo avvenimento. Nulla di particolarmente determinante ai fini della comprensione generale dei fatti, ma ci fa capire come egli si poneva il problema scottante della imparzialità del ricercatore. Come, ad esempio, sulla resistenza  in Irpinia: si può dire che ci sia stata? Galante Colucci  analizza con dovizia di dati e di riferimenti le diverse interpretazioni, senza giungere ad una conclusione sicura e scontata, senza compromettere la storia con le tendenze politiche in auge.

Questo lavoro di Galante Colucci sul 1943 nel baianese è interessante soprattutto in quelle parti dove ricostruisce momenti di vita vissuta, come nella narrazione del contrabbando. “Vi erano –scrive Galante Colucci– anche quelli che partivano con le biciclette, seguendo la dura salita del valico di Monteforte e il passo della Serra; si fermavano nelle campagne dell’arianese se avessero trovato qualcosa da acquistare, oppure procedevano verso Foggia…Difficoltà per i ciclisti erranti scaturivano dal fatto che le bici non avevano i tacchetti di gomma per i freni e in commercio non esistevano…Essi fissarono al pedale una tavoletta un po’ allungata, che in discesa piegavano e pressavano a terra, in modo tale che fungeva da freno”.

Galante Colucci ricostruisce una per una la triste fine delle tante persone che persero la vita sia per effetto dei bombardamenti sia per lo scoppio accidentale di mine inesplose e abbandonate. Le vittime di queste ultime furono soprattutto i bambini.

Non manca anche una annotazione di carattere ecologico, come quella del sequestro e disboscamento del bosco di Arciano, con l’epilogo del risarcimento, circa sette milioni di lire, che suona quasi una beffa nei confronti della locale amministrazione, che ne aveva chiesto quattordici. Riferisce in proposito Galante Colucci: ” Il Comando Alleato requisì nel paese non solo alcuni palazzi, ma anche parte del bosco Arciano”. Come conseguenza: “Il Comune di Baiano ne soffrì finanziariamente [perché il taglio del bosco costituiva una cospicua entrata] e le donne per il periodo dell’occupazione non poterono accedere al bosco per raccogliere la legna”.

Grazie a questa ricerca le vittime civili del baianese, fatta eccezione di quelle già note, non sono rimaste nell’ anonimato. “La gravità  –spiega Galante Colucci– è che le nostre Comunità hanno dimenticato i loro nomi calandovi sopra un velo di oblio”; non così i familiari delle vittime che hanno vivo quel ricordo straziante.

Attraverso la raccolta delle testimonianze di chi era stato presente agli eventi, egli ha “cercato di ricostruire quei giorni atroci” nel baianese. E lo ha fatto per l’affetto al luogo natio e per non lasciare che finisse nell’oblio una pagina importante di storia “locale”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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