“La scuola non è un’isola, assorbe tutto quello che c’è intorno e in una società sempre più competitiva, più individualista e violenta perchè ascolta poco e accompagna poco chi vive una condizione di disagio questo finisce con l’essere l’esito”. A parlare il Professor Dario Ianes, già docente ordinario di Pedagogia e didattica dell’inclusione all’Università di Bolzano, Corso di Laurea in Scienze della formazione primaria, co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento per il quale cura alcune collane, tra i relatori del ciclo di incontri lInclusioni e Relazioni’ organizzato dall’Ipseoa Rossi Doria. Si sofferma sul difficile momento che vive la scuola italiana, dopo l’ennesimo episodio di aggressione ai danni di un docente, tra le mura di una scuola, ammettendo che la scuola “italiana non sta bene”. A curare il progetto insieme a Dario Ianes le docenti Benedetta Zagni e Sara Vanin. E’ Zagni a spiegare che “a guidarci dovrebbero essere le parole di un grande pedagogista Matteo Lancini. Ci ricorda che, prima ancora di capire cosa fare nei confronti degli studenti, dovremmo imparare a stare in una certa situazione, prima di combatterla. E’ quello che abbiamo cercato di fare con un gruppo di docenti e studenti con il percorso Red Flag LookOut. Comprendo il disagio e poi utilizzo gli strumenti più adeguati, l’errore, invece, è partire dal dispositivo senza aver messo testa nella complessità di oggi. Vanin spiega come “molteplici sono le forme di disagio che vivono i ragazzi nel rapporto tra pari e con i docenti. Dal percorso che abbiamo portato avanti emerge un’estrema eterogeneità e l’unica risposta possibile è mettersi nei panni dell’altro per aiutare a trovare strade diverse”. E sulla sfida dell’inclusione Ianes ammette che “non arriveremo mai a una reale inclusione, è un continuo muoversi verso un orizzonte, u continuo processo di adattamento e miglioramento, la scuola diventa sempre più complessa, i ragazzi sempre più originali, la strada da percorrere è ancora lunga ma costellata di aspetti positivi”. Una strada che, come spiega Zagni, deve smettere di considerare l’inclusione una decisione di chi sta sopra, manca oggi la capacità di vedere le differenze, senza giudicarle ma dando valore ad esse per una piena convivenza. Di qui l’importanza di personalizzare la didattica”. E’ quindi Vanin a sottolineare come “Si parte dall’ascolto dei ragazzi, dal tentativo di comprendere i loro bisogni piuttosto che calare progetti dall’alto”.
Il ciclo di incontri proseguirà il 31 marzo con il progetto “(non) mi va di stare in classe” a cura dei proff. Dario Ianes, Benedetta Zagni e Sara Vanin. Docenti, studentesse e studenti lavoreranno su tre elementi che favoriscono un clima di classe sereno e sicuro: il benessere nelle relazioni, il benessere nelle emozioni, il benessere nell’apprendimento. Nel pomeriggio, invece, spazio a un laboratorio enogastronomico per la preparazione dell’evento “A cena con la Casa Circondariale di Bellizzi” a cui parteciperanno un gruppo di detenuti coadiuvati dai docenti e dai corsisti del corso di istruzione per adulti dell’Istituto alberghiero.
Si chiuderà il 1° aprile con la premiazione del Concorso “INCLUSIONE E RELAZIONI” rivolto alle/agli alunne/i e alle/agli studentesse/studenti di tutte le scuole della provincia di Avellino. Nel pomeriggio “Sconfinamenti”, un laboratorio di canto e body percussion con repertori etnici a cura di Cinzia Camillo.




