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Negli ultimi tempi sembra proprio che il centro-destra abbia adottato la tecnica attribuita – però falsamente – dalla tradizione al  Regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie ( “All’ordine Facite Ammuina, tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa e quelli a poppa vadano a prua; quelli a dritta vadano a sinistra e quelli a sinistra vadano a dritta;  chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là.”) La proposta di federazione delle forze di centro-destra è stata infatti tirata fuori all’improvviso, come il classico coniglio dal cilindro, dal grande prestigiatore Salvini. Senza alcun segnale premonitore o alcuna preparazione. Essa è nata proprio nel periodo in cui i rapporti politici tra i partner del centro-destra sono ai minimi storici. Infatti, Salvini e Meloni da mesi se le stanno suonando di santa ragione, fino a veri dispetti. Le solenni dichiarazioni a favore dell’unità del centro-destra nascondono male la guerra aperta per la leadership dello schieramento. La stessa FI è stata più volte costretta, negli ultimi mesi, a smarcarsi da atteggiamenti non in linea con la sua vocazione moderata.  In questa atmosfera inquieta si inserisce la proposta salviniana. Un tempo, le svolte politiche venivano preparate con cura. Erano precedute da un lavoro incessante ed accurato di contatti e di avvicinamenti progressivi . Tendente a saggiarne la fattibilità A valutarne vantaggi e rischi. Ad esaminarne le ricadute sui rispettivi establishment politici e sugli stessi elettorati. E a ridurne i pericoli di non-riuscita. E’ pur vero che, rivisitando qualche pagina ormai ingiallita della cosiddetta seconda Repubblica, si può ritrovare addirittura un nuovo partito – il Popolo delle Libertà – annunciato dal Cavaliere dal predellino della sua auto in piazza san Babila a Milano. Ma era tutt’altra storia, a cominciare  dalla diversità dell’obiettivo finale. E perciò della (eventuale) materia del contendere. Infatti, un po’ tutti i potenziali interessati hanno smentito che la proposta miri ad annettere quel che resta di Forza Italia, ormai indebolita dal moltiplicarsi degli abbandoni. O che si possa parlare di fusione. Tuttavia, il Cavaliere – tanto per non mostrare di subire l’iniziativa altrui – ha parlato addirittura di partito unico del centro-destra! Questo è bastato provocare un forte allarme  nel fragile e composito tessuto forzista,  a dimostrazione della diffusione delle preoccupazioni circa l’eventuale perdita di identità. Per ora siamo agli annunci, che però hanno scatenato una tempesta mediatico-giornalistica. E allora via col mambo a precisazioni, preoccupazioni, timori, chiarimenti, giuramenti di eterna fedeltà che non hanno minimamente dissipato l’impressione di una grande confusione nel cielo del centro-destra. E proprio in un periodo in cui potrebbe avere delle chance per tornare al potere. Allo stato, non sarà facile riempire di contenuti credibili un’operazione che appare più strumentale alla lotta  politica all’interno del centro-destra che non frutto di una adeguata visione strategica. Poi, c’è la ineludibile questione della leadership forte – indispensabile per costituire una vera federazione – come all’epoca fu quella berlusconiana. Ora Salvini e Meloni sono diretti concorrenti. E finora non disponibili a riconoscere davvero  l’altro come leader. Per giunta, Salvini ha anche il problema di aver voluto una Lega nazionale, che però non riesce a sfondare al Sud. Il no della Meloni alla federazione e l’insistenza di Berlusconi sull’apertura a tutte le componenti del centro-destra per ora fanno a cazzotti. E non è facile prevedere come superare l’empasse. Il Cavaliere tuttavia, mantenendo il suo ruolo di padre nobile del centro-destra, potrebbe essere tentato dal suo presunto ruolo di “garante” presso gli organismi europei a favore di un Salvini, europeista neofita,  alla ricerca di una nuova collocazione comunitaria. Resterebbe comunque il problema dei rapporti, anche a Bruxelles, con una Meloni Presidente dei Conservatori europei. In conclusione, la proposta di federazione rischia di essere più un elemento di confusione che di chiarezza all’interno del centro-destra. E perciò di nuocere alle sue stesse sorti future!

di Erio Matteo

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