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Il consenso nelle storie di ieri e di oggi

Oggi, e domani, in trentatré Comuni irpini gli elettori si recheranno alle urne (l’invito a non disertarle) per esercitare un fondamentale diritto: l’espressione del voto. La partecipazione nella cabina elettorale indica la conferma o il cambiamento a seconda della valutazione dell’elettore

Nel mio piccolo, e con l’esperienza maturata vissuta in decine di campagne elettorali, quella appena conclusasi è stata, a mio avviso, una delle peggiori degli ultimi decenni. Mi spiego. La vigilia elettorale si è giocata tutta sul personalismo, tra insulti e minacce, e, talvolta, andando ben oltre i limiti del comprensibile ribellismo.

Una chiave di lettura di tale degrado può essere nella irresponsabilità del linguaggio nella competizione rispetto al gravoso incarico che ogni eletto va ad assumere. Amministrare una comunità territoriale è compito arduo e presuppone coraggio, determinazione e costante verifica degli impegni assunti. Queste condizioni hanno innescato un processo di preoccupazione negli amministratori costretti a salire e scendere le scale dei tribunali, a volte solo per giustificare comportamenti goliardici di chi ama nascondersi dietro l’anonimato. La giustizia lenta, (a cui il Governo tenta di porre rimedio), mantiene per anni sulla brace amministratori poi assolti per non aver commesso il fatto. Di qui il disimpegno di molti a non voler caricarsi di responsabilità. Ne consegue che la competizione è orfana talvolta di contributi di notevole qualità. Occorre, a mio avviso, allargare il confronto per tentare di recuperare valori smarriti.

Da questo punto di vista ritengo che sul banco degli imputati debbano salire il fantasma della politica e, conseguentemente, i partiti venuti meno alla essenziale funzione di raccordo che sono chiamati ad esercitare.

La politica, come idea, pensiero e organizzazione, è stata del tutto soppiantata da uno sfrenato individualismo che ha segnato ancora una volta anche questa competizione elettorale.

Non v’è dubbio che il voto locale si colora di pettegolezzi e dicerie varie, ma una volta questi elementi erano marginali rispetto all’impegno che assumevano i candidati nel consegnare all’elettore punti di programma per la crescita civile della comunità. L’alternativa tra i competitor aveva questa caratteristica. Non così, purtroppo, oggi. Nei reportage che abbiamo pubblicato nelle ultime settimane destano grande preoccupazione l’as – soluta mancanza di idee e l’insopportabile limite di guardare al proprio campanile nel ristretto della cinta municipale. Si è fermi, in molti casi, ad una logica quasi tribale con risultati deludenti. Per fortuna si tratta di pochi casi isolati.

Da queste considerazioni non si può escludere l‘Irpinia, una volta patria di una eccellente classe dirigente che alimentava la politica con visioni strategiche ben oltre i confini territoriali. Non dico che indossasse gli abiti della santità, alcuni difetti del meridionalismo clientelare erano ben presenti, ma emergeva il valore delle proposte. L’Irpinia “la – boratorio politico”, delle “alleanze più avanzate” ri – spetto a quelle esistenti, delle grandi battaglie per le zone interne, oggi, purtroppo, è solo una nobile pagina di storia.

In sostituzione della classe dirigente ci sono capipolo senza scrupoli che intendono crescere per il potere catturando il consenso a volte anche nella non trasparenza. I signori del voto e delle tessere sono oggi i veri responsabili del degrado della politica e della scomparsa dei partiti. Sono i trasformisti che ieri si inginocchiavano ai potenti di turno per ottenere prebende e oggi li rinnegano immaginando di poterli sostituire. Nel Pd irpino, ad esempio, queste vicende sono all’ordine del giorno. Qui albergano i nemici dell’Irpinia alle prese con un congresso fantasma che da anni non si riesce a portare a compimento. Ma oggi si vota ed è davvero un grande giorno per la democrazia dei nostri territori.

di Gianni Festa

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