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Il filosofo irpino Masullo compie 93 anni

 

«E’ un legame ancora forte quello con la terra irpina. Si nutre del ricordo dei miei genitori avellinesi, delle memorie dei giorni trascorsi in Irpinia, delle visite nel capoluogo cittadino e nei comuni delle aree interne. Sono nato ad Avellino e con i miei ci trasferimmo a Torino. Mio padre era impiegato alle ferrovie. Quando si pensionò tornammo al Sud, nel 1939. I miei genitori scelsero Nola non perché fosse la patria di Giordano Bruno, ma perché c’era un ramo della famiglia, composto da piccoli industriali del vetro». Non nasconde la commozione il filosofo Aldo Masullo che festeggia oggi il traguardo dei 93 anni. Domenica 17 aprile sarà uno degli ospiti d’eccezione del Borgo dei filosofi, protagonista al Teatro Gesualdo con una relazione su “La ragione idiota e la dissipazione di umanità”. «Gli scambi, i confronti costanti con i miei concittadini – spiega Masullo – mi hanno sempre consentito di apprezzare la schiettezza e la vivacità dello spirito irpino. Ho pochi elementi per giudicare quella che è oggi la realtà di questa terra, ma l’impressione è che dietro l’apparente immobilità che caratterizza tutti i territori meridionali, che continuano ad essere poco partecipi dello sviluppo economico e sociale, ci siano qui una forte intelligenza e maturità intellettuale, volontà di capire e comprendere la realtà. La testimonianza arriva da una rassegna come il Borgo dei Filosofi, unica occasione di confronto pubblico con i pensatori nel Mezzogiorno, a differenza di quanto accade nel nord Italia, in cui incontri del genere sono molto frequenti».
Di cosa ha bisogno oggi il Mezzogiorno per rinascere?
«C’è bisogno che riesca a scrollarsi di dosso la sottomissione a un potere sociale di stampo quasi feudale che impedisce lo sviluppo delle singole personalità. Al tempo stesso si avverte la necessità di una maggiore attenzione da parte della Regione ai problemi dei territori meridionali, che non possono non essere risolti in chiave politica, dalla realizzazione di una rete scolastica più fitta alle grandi opere, c’è bisogno di riportare il Sud all’attenzione nazionale».
Come vede l’attuale scenario politico?
«Ci troviamo di fronte ad una tensione costante tra uno sforzo verso il cambiamento e una grossa resistenza nei singoli centri di potere, o meglio le tante resistenze che caratterizzano il Mezzogiorno e l’intero paese si oppongono ad un forte desiderio di innovazione di carattere civile e costituzionale che pure è evidente su più fronti. Io sono ottimista sull’esito di questa tensione ma lo sono di natura, quindi non faccio testo.  Il compito della politicadovrebbe essere quello di ricreare una tensione verso l’unità, mentre ci troviamo di fronte ad una forte sconnessione civile. Tuttavia, è importante soprattutto è che i cittadini prendano coscienza che non basta pensare sperando, se ciascuno di noi non decide di assumersi le proprie responsabilità. La speranza da sola non può risolvere nulla».
Di cosa ha bisogno il Sud per rinascere?
«C’è bisogno di  un impegno nelle piccole cose, dalle decisioni legate alla vita di ogni giorno alla scelta di voto, dalla partecipazione alla corsa all’informazione. La sfida è quella di ripartire da un’energia propositiva collettiva che rappresenta il vero motore delle sviluppo. Ma c’è bisogno anche di rispetto, rispetto significa non interferire con la vita mentale dell’altro, ma confrontarsi con essa. Mentre a trionfare oggi è l’attenzione dedicata al proprio particolare».
Domenica prossima il paese sarà chiamato a votare sul referendum sulle trivellazioni. Che idea si è fatto della questione?
«E’ difficile capire quali siano le ragioni reali dei diversi schieramenti, al di là della propaganda. Sto ancora ragionando, cercherò di farmi un’idea più chiara sulla questione in questi giorni».
Lei è sempre stato sempre attento alle esigenze dei giovani. Che messaggio vuole lanciare loro?
«Mi sento di poter dire loro che, malgrado la mancanza di prospettive per il futuro, malgrado i problemi che vive oggi il paese, devono continuare a perseguire la volontà di costruire il proprio futuro, non devono arrendersi ma continuare a guardare avanti».

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