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Il Sud e l’alta capacità morale

Dico subito che il Piano Sud è cosa e buona e giusta. Era ora che si parlasse di Mezzogiorno. Per lo stesso fatto che il Piano sia stato presentato in una città del profondo sud, Reggio Calabria, assume anche un notevole rilievo simbolico. Sia chiaro. Non entro nel merito delle cifre, alcune delle quali sono state recuperate da stanziamenti antichi mai utilizzati. La datazione poco conta ora che le risorse sono finalizzate a precisi progetti. Ne mi soffermo sul tempo in cui i progetti dovranno essere conclusi. Dieci anni sono tanti. Questo è anche vero. Forse non potranno essere esaustivi in un Paese come il nostro in cui la sonnolenta e farraginosa burocrazia ci ha abituato a tempi infiniti. Rivolte e proteste sono a testimoniare la stagione dei ritardi. Non mi unisco al coro di quanti in queste ore esultano per la decisione (ritardata) assunta dal governo, sprecando elogi per un Piano che, tutto sommato, si lega anche alla instabilità del governo, sottoposto a tensioni che non promettono nulla di buono per il prossimo futuro. Mi preoccupa, invece, e non poco, il fatto che nella definizione del Piano Sud non sia stata affrontata la questione delle questioni: la moralità del ceto politico, imprenditoriale del Mezzogiorno. Diceva Guido Dorso, intellettuale rigoroso e coscienza critica del Sud d’Italia, purtroppo inascoltato, che il problema meridionale non si risolve solo con finanziamenti per opere pubbliche, sebbene fossero necessari, ma con la qualità morale della classe dirigente. Erano gli anni venti. Da allora, fatta eccezione per un breve periodo che coincide con la nascita della Cassa per il Mezzogiorno e del suo ruolo attivo nella creazione di infrastrutture, il Sud è andato sempre più degradando. E non perché siano mancate le risorse (che pure sono piovute sul Sud in quantità notevole), ma perché, a mio avviso, si è registrato un abbassamento della qualità morale nell’esercizio delle pubbliche funzioni. Ed è qui il nodo. Cerco di spiegarmi. Se solo per un attimo ci soffermassimo a riflettere sui finanziamenti pubblici erogati per la realizzazione della Salerno- Reggio Calabria, con le sue continue interruzioni, per la fragilità dei lavori fatti e del materiale utilizzato, e quindi con le risorse aggiuntive che sono state necessarie, ci sarebbe veramente da indignarsi. E’ solo un esempio tra i tanti che si potrebbero fare. Per dimostrare infiniti sprechi di pubbliche risorse. A questi si aggiungono le centinaia di opere incompiute del Mezzogiorno. Forse, e senza forse, alla classe dirigente meridionale va detto, con estrema chiarezza, che in essa è la radice del male. E, a me sembra, giusto chiedersi quale sarà il futuro di questo Piano che il premier Giuseppe Conte e il ministro per il- Mezzogiorno, Peppe Provenzano, hanno illustrato venerdì scorso. Forse, e senza forse, alla classe dirigente meridionale va detto, con estrema chiarezza, che in essa è la radice del male. Per alcuni motivi ben precisi. Il primo. Mi riferisco al modo in cui essa esercita il mandato di rappresentanza nelle sedi in cui si decide. Secondo punto. Circostanza ancora più grave, come essa raccoglie il consenso elettorale e con quali valori. Se nel primo caso le aule parlamentari sono vuote quando si discute di Mezzogiorno, mostrando disinteresse per la questione meridionale, nel secondo, la raccolta del consenso inquinato, il riferimento è alle carceri che registrano notevoli presenze tra amministratori pubblici, parlamentari, presidenti di regione, sindaci e consiglieri comunali, oltre che a centinaia di burocrati infetti. Ciò è testimonianza che la classe dirigente meridionale ha, molto spesso, una scarsa attenzione alla qualità morale del proprio impegno e una propensione a consumare affari in connubio con il malaffare gestito dai clan. Mi chiedo: perché su questa delicata situazione non sia stata spesa una sola parola nel presentare il Piano Sud? Per paura? Per reticenza? Per non guastare la festa? Non so rispondere. E’ evidente che i poteri criminali (Camorra, Sacra corona unita, ndrangheta, mafia e clan senza nomi guidati da capibastone) si presentano all’incasso laddove ci sono affari da concludere. Mettono le mani, per dirla in breve, nelle casse in cui affluiscono fondi per appalti, spesso usando metodi spregiudicati. Le cronache quotidiane raccontano di episodi inquietanti relativi alla collusione tra amministratori pubblici e poteri criminali. Certo, queste vicende che comunque segnano il diverso costume di un Paese che cambia, accadono anche altrove, ma non con la frequenza che si registra nel Mezzogiorno, dove i poteri criminali sono organizzati con il criterio dell’anti – stato. Se questo è, e i processi lo testimoniano ampiamente nelle analisi che accompagnano le voluminose sentenze, allora diventa pressante l’interrogativo che attiene all’uso, e al modo, delle risorse disponibili con il Piano Sud : che fare? Occorrerebbe anzitutto riscoprire la stagione dei doveri del tutto dimenticata rispetto a quella dei diritti, quest’ultima ampiamente esercitata con prepotenza e arroganza. Poi bonificare le zone storicamente più a rischio nel Mezzogiorno, come la Terra dei fuochi, gli insediamenti produttivi che favoriscono il riciclaggio e operano attraverso intimidazioni e ricatti. Fondamentale, poi, attivare nella pubblica amministrazione un controllo sulla bontà degli atti da emettere, evitando favoritismi e quanto altro rende poco visibile la gestione della burocrazia. Nessuna pretesa, sia chiaro, di immaginare che solo così potrà cambiare la storia maledetta del malaffare nel Sud, ma bisogna pur ricominciare da qualche parte, forse anche da questi interventi, minimi per ristabilire le regole della convivenza civile e sociale. Sono, perciò, convinto, pur con tutte le riserve per storie già vissute, che il rispetto del Piano riguarda la responsabilità della classe dirigente. Perchè, se è vero che l’Alta capacità dei treni, che accorciano le distanze, è di grande rilevanza, la capacità morale e l’impegno onesto della classe dirigente è quel valore indispensabile per far rinascere il Mezzogiorno. E quindi: non più politica collusa con la criminalità, mai più il perpetrarsi del voto di scambio, ma recupero della dignità perduta.

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