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In queste settimane il dibattito sulla questione meridionale è ripresa con forza in virtù delle intese sottoscritte dal Governo con le regioni della Lombardia e del Veneto (a guida leghista) e dall’Emilia Romagna (a guida PD). Gli accordi sottoscritti riconoscono una maggiore autonomia nei settori della Sanità, della Scuola e dell’ambiente e, per il Veneto e la Lombardia una maggiore autonomia fiscale.
Gli accordi sottoscritti riconoscono una maggiore autonomia nei settori della Sanità, della Scuola e dell’ambiente e, per il Veneto e la Lombardia (ma non per l’Emilia Romagna) una maggiore autonomia fiscale che permetterebbero il minore trasferimento allo Stato delle tasse pagate in quelle regioni. La Lega ha voluto fortemente questi accordi e ne chiede l’approvazione in Parlamento senza alcuna modifica. Quello dell’autonomia, la più vasta possibile, è un principio sul quale è nata la Lega (per la Padania!) che persegue, nei fatti, la secessione del centro Nord dal Sud che verrebbe definitivamente lasciato al suo destino. L’anomalia è che la Lega è divenuta, con Salvini, un partito nazionale anche se continua a praticare una politica secessionista. Prende voti anche nel sud e, purtroppo, anche nella nostra Irpinia, ed i suoi elettori l’approvano nella illusoria convinzione che una maggiore autonomia o una macro regione anche del Sud, come qualcuno caldeggia, possa tirarlo fuori dal sottosviluppo e dal degrado che appare, invece, strutturale. E’ come se le quaglie – ha scritto qualcuno- votassero a favore della caccia! Così va spesso il mondo scriveva il buon Alessandro nei “Promessi sposi”! Peccato che il debole Di Maio sta rinunciando, uno ad uno, ai valori del fu movimento appiattendosi sulle posizioni di Salvini che, di fatto, fa il Presidente del Consiglio. Illustri meridionalisti e politici avveduti ammoniscono che l’Italia non può fare a meno del Mezzogiorno e la crescita del Nord non può proseguire senza quella del Sud o addirittura a suo scapito. Non si può contrapporre una questione settentrionale ad una questione meridionale come fanno anche molti democratici “nordisti” come Chiamparino, governatore del Piemonte. Una maggiore autonomia fiscale unita a quella della Scuola comporterebbe, di fatto, ad una vera e propria secessione delle regioni più ricche. Fino a quando il Sud non diventa protagonista del suo destino non avrà futuro. Ed anche questa è una verità che non è da sottovalutare. La maldestra riforma costituzionale voluta da Rutelli nel 2001 ha, di fatto, aggravato la situazione, che le Regioni del Sud, da sole, non sono in grado modificare. Colpa della classe politica ancora “miserabile” come scriveva Dorso? Certo anche la società civile ha le sue colpe se continua a votare sotto l’effetto del clientelismo e dell’assistenzialismo. Fino ad oggi tutti gli aiuti “esterni” a cominciare da quelli straordinari (salvo la cassa del Mezzogiorno dei primi anni) si sono dimostrati sterili. Intralci strutturali, di comportamento e di cultura ed una burocrazia inefficiente e saccente impediscono il riscatto ed il cambio di passo. Molti miliardi dei finanziamenti europei rimangono inutilizzati e da restituire per mancanza di progetti e le opere pubbliche che si fanno, con supponenza e senza prospettive sono spesso uno schiaffo al buon senso ed alla logica del buon padre di famiglia. Per rimanere a casa nostra leggiamo con sgomento che fra poco cominceranno i lavori di ristrutturazione del Mercatone; un’opera che è un monumento alla vergogna di un’intera città, senza che nessun responsabile politico e amministrativo – che continua imperterrito a stare al suo posto- abbia mai avuto il pudore di ammettere e sia fatto da parte. Che dire della Stazione di servizio dei pullman finita da molti anni e mai aperta anche se successivamente ristrutturata, perché – si dice – il progetto non avrebbe previsto il passaggio dei pullman a due piani che, allora, l’Azienda non possedeva! (sic!). O del Centro per l’autismo di Valle per l’apertura del quale il Quotidiano ha fatto memorabili battaglie e la protesta della gente è stata costante, e che continua a rimanere chiuso senza che si sappia chi lo voglia Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Ci limitiamo a ricordare l’ultima perla, opera di una burocrazia e di una classe politica “sciattona”: il viadotto di Parolise, la cui chiusura del febbraio scorso, ha spezzato in due l’Irpinia. I lavori dovevano cominciare all’inizio dello scorso febbraio e terminare alla fine di quello appena passato. Il traffico provvisoriamente fu riversato sulla vecchia provinciale con l’attraversamento dei centri di San Potito e di Parolise e la deviazione dei mezzi pesanti per Montemiletto. Cominciarono i lavori con la proverbiale lentezza fino a giugno ed a luglio tolsero la prima campata. Poi venne il generale agosto e tutti andarono in ferie. L’imprevisto crollo del ponte Morandi a Genova con decine di vittime ha bloccato i lavori perché ci si accorse, che mancavano alcune perizie. Cominciò una querelle tra il Genio Civile, l’Anas e non si sa quali altri Enti e il solito interessamento dei politici di turno con il risultato che a tutt’oggi i lavori non sono ancora iniziati e non si sa quando inizieranno e soprattutto quando finiranno! La domanda nasce spontanea: perché coloro che hanno dato l’ok per l’inizio dei lavori, non se ne sono accorti prima? Avevano letto le carte? Perché sono ancora al loro posto? Si possono conoscere i loro nomi o la privacy fa il suo effetto perverso e “In – volve Tutte cose l’oblio nella sua notte” come scrive il Foscolo? Il passato non aiuta a ben sperare! Fino a quando i rifiuti continueranno ad essere gestiti in emergenza da decenni con costi elevatissimi causando fenomeni come quelli della Terra dei Fuochi dove sono stati sversati sotto gli occhi di tutti migliaia di tonnellate di rifiuti tossici con l’ aumento dei tumori o si tollereranno costruzione totalmente abusive ad opera della Camorra di zone come il villaggio Coppola Pineta a mare, oggi, completamente abbandonato o si lascia imperversare la mafia nigeriana sulle strada tra Napoli a Caserta e la camorra e la malavita organizzata a fare il bello ed il cattivo tempo nella nostra regione e, per quanto ci riguarda più da vicino, il mal funzionamento della sanità irpina (vedi emergenza Pronto soccorso del Moscati che si trascina irrisolto da anni) è meglio stendere un velo pietoso e tentare di farsene una ragione. Se non proviamo a risolvere i nostri gravissimi problemi, che sono ahimè strutturali, non possiamo chiedere comprensione a nessuno. Noi possiamo solo continuare a scriverne incurante dei sarcasmi e della derisione che il nostro governatore, l’ineffabile De Luca, mostra verso quella stampa che non si presta a fargli da strapuntino!

di Nino Lanzetta

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