di Don Gerardo Capaldo
……..Ora et labora, cioè “Prega e lavora”. Un motto che sintetizzava la regola monastica di San Benedetto da Norcia (480-547 circa), ritenuto il padre del monachesimo occidentale. Si trattava di una vera e propria novità: nell’Impero romano i lavori manuali erano disprezzati ed erano svolti dagli schiavi e da uomini liberi che però non godevano di grande considerazione.
Nel monastero invece il lavoro cessava di essere un’attività degradante. I monaci quindi lavoravano i campi, producevano vino e birra, raccoglievano erbe medicinali, svolgevano le attività artigianali utili alla vita di tutti, ricopiavano a mano i testi antichi che altrimenti sarebbero andati perduti.
…….Nei secoli seguenti la regola conquistò gran parte dei monasteri d’Europa, favorendo la razionalizzazione dell’agricoltura e il progresso, per cui San Benedetto è stato proclamato Patrono dell’Europa. Il lavoro nobilita l’uomo, garantisce una vita dignitosa e costituisce un diritto-dovere per tutti.
La mancanza di lavoro rappresenta purtroppo un grave problema per popoli interi; ritardi, mancanza di scuole, crisi climatiche, ingiustizie, guerre. Una complessità che il Vangelo riassume nella figura del “padrone che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna” (Mt 20,1-16). E di nuovo verso le 9 del mattino, verso mezzogiorno, verso le 3 e verso le 5.
Quando fu sera ordinò al fattore di dare a tutti lo stesso compenso, suscitando le rimostranze di coloro che avevano lavorato per l’intera giornata. Non è facile comprendere che il lavoro umano, secondo la Dottrina sociale cristiana, non può essere valuto come una merce, ma come un onorario tale da corrispondere alla sua dignità e alle sue giuste esigenze.


