di don Gerardo Capaldo
…….. Nel secolo scorso, il pensiero filosofico si è molto diffuso sulla precarietà dell’esistenza, la “gettatezza” dell’essere umano e la “banalità del male” desunta dalle tristi lezioni della storia. Una convivenza così tormentata da generare conflitti feroci tra i popoli e anche nello stesso ambito della vita famigliare.
Tutto perché l’uomo è dotato di una intelligenza superiore a qualsiasi animale e quindi di una libertà che gli dovrebbe consentire di distinguere il bene dal male e scegliere ciò che risponde maggiormente al bene della famiglia umana. Perché la ricerca del bene, il vero amore non può essere l’effetto solo di un istinto animalesco ma l’espressione di una scelta fatta con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima.
Un uomo aveva due figli. Disse al primo di andare a lavorare nella vigna. “Ed egli rispose: Si, signore, ma non andò. Rivoltosi al secondo gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò” (Mt 21,25-32). Questa è la libertà di cui è dotato ogni essere umano, nella misura in cui, fin dal suo nascere, riesce a distinguere il bene dal male.
…….. Una maturità morale che, nel contesto dei diversi condizionamenti storici e ambientali non è facile. C’è chi finge di obbedire al Padre, ma senza una vera consapevolezza o convinzione; chi invece si rifiuta, ma poi può anche redimersi. Il riferimento è sempre il lavoro nella vigna, il Regno di Dio, l’impegno comune di un mondo migliore. La speranza non delude.

