Un mese di preghiera, riflessione e impegno per la pace. È l’invito rivolto dal vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, monsignor Sergio Melillo, alla comunità diocesana in occasione dell’inizio del mese di ottobre, tradizionalmente dedicato al Santo Rosario.
Nel messaggio diffuso il 29 settembre, festa dei Santi Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli, il presule richiama l’antica invocazione alla Vergine Maria: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio». Parole che, sottolinea Melillo, assumono un significato particolare in un tempo segnato da guerre, migrazioni e profonde tensioni internazionali.
«Da tante parti del mondo giunge il grido di popoli feriti, dalla Terra Santa all’Africa, dall’Oriente all’Occidente», scrive il vescovo, ricordando le famiglie divise e quanti, uomini, donne e bambini, attendono di poter tornare a vivere senza paura.
Di fronte a questo scenario, l’invito della diocesi è a non cedere alla rassegnazione. «La Chiesa non può rassegnarsi alla guerra, né smettere di invocare e costruire la pace nella nostra vita e nelle nostre relazioni», afferma Melillo. Da qui la proposta di vivere ottobre come un tempo dedicato alla preghiera e alla costruzione della pace.
Il momento centrale sarà mercoledì 7 ottobre, memoria della Beata Vergine Maria del Rosario. Il vescovo chiede a tutte le parrocchie della diocesi di organizzare, nelle ore serali, una celebrazione comunitaria del Santo Rosario per la pace.
«Quella sera vorrei che dalle nostre chiese si levasse idealmente una sola voce», scrive Melillo, auspicando che giovani e anziani, famiglie e persone sole possano ritrovarsi uniti nella stessa preghiera, affidando a Maria le sofferenze dell’umanità e chiedendo a Dio il dono della pace.
Un gesto semplice, ma dal forte valore comunitario, attraverso il quale la Chiesa diocesana intende raccogliersi attorno a Maria, «voce di chi soffre, di chi ha paura, di chi attende che finalmente tacciano le armi».
Nel suo messaggio, il vescovo sottolinea anche il valore del Rosario come preghiera capace di riportare al centro il Vangelo. Attraverso i misteri, osserva, i fedeli ripercorrono la vita di Cristo, dalla sua venuta nel mondo alla passione, morte e risurrezione. «Mistero dopo mistero, il Vangelo entra nella nostra preghiera perché possa entrare nella nostra vita».
Ed è proprio dalla preghiera, secondo Melillo, che nasce anche la missione della Chiesa. Il Rosario diventa così un invito a portare il Vangelo nella quotidianità, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, tra i giovani e accanto a chi vive situazioni di solitudine o sofferenza.
Un passaggio particolarmente significativo del messaggio riguarda il rapporto tra la pace nel mondo e quella che ciascuno è chiamato a costruire nelle proprie relazioni. «La pace nasce da un cuore trasformato dal Vangelo», sottolinea il vescovo, ricordando che può cominciare anche da gesti quotidiani: ascoltare, evitare una parola che ferisce, compiere il primo passo verso chi si è allontanato, perdonare e chiedere perdono.
«Non possiamo chiedere a Dio di far tacere le armi nel mondo senza permettergli di disarmare anche il nostro cuore», è il richiamo rivolto alla comunità diocesana.
Melillo invita inoltre le famiglie a riscoprire la preghiera condivisa durante il mese di ottobre. Non è necessario, sottolinea, recitare sempre l’intera corona: «anche una sola decina, recitata con fede, può diventare uno spazio nel quale affidare al Signore le fatiche e le speranze della vita quotidiana».
Nella preghiera del Rosario, il vescovo chiede infine di ricordare le vittime delle guerre, i bambini, le persone costrette ad abbandonare le proprie case, chi ha perso una persona cara e quanti vivono nella paura. Un pensiero va anche a coloro che hanno responsabilità nella vita dei popoli, affinché possano percorrere «le vie del dialogo, della giustizia e della riconciliazione».
Il messaggio si conclude con un’invocazione alla Vergine: «Maria, Regina della pace, custodisci le nostre comunità, proteggi quanti soffrono e ottienici il dono della pace».

