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L’ Irpinia diventa sempre più periferia della regione Campania. E Avellino subisce questo processo di degrado che contribuisce alla emarginazione politica, sociale e culturale. Sono i fatti a parlare. Ricordate l’inaugurazione della città ospedaliera? Si disse, in pompa magna, all’atto dell’inaugurazione della città ospedaliera, che quella struttura doveva diventare un punto di riferimento della buona sanità nel Mezzogiorno. Una eccellenza in Campania, legata alle università. Ed oggi? Se le notizie diffuse dovessero rispondere a verità, si corre il rischio che il dipartimento della cardiochirurgia potrebbe chiudere per carenza di personale. In soldoni: se un avellinese o un cittadino dell’hinterland dovesse, malauguratamente, essere colpito da infarto, dovrebbe essere trasferito al Ruggi di Salerno. Naturalmente, pur facendo tutti gli scongiuri, è probabile che egli possa perdere la vita durante il tragitto. Il manager del Moscati, l’ottimo Pino Rosato, ha minimizzato, ma le informazioni assunte non invitano all’ottimismo. Nè, allo stato, si registra un minimo di reazione da parte della politica e delle forze sociali. Quello della sanità è un caso emblematico dell’arretramento sociale della nostra provincia. Altra vicenda paradossale e assurda è quella che riguarda l’ex Irisbus di Valle Ufita. Anche qui la memoria si arricchisce di immagini. Come non ricordare la grande passerella nei giorni difficili della chiusura dello stabilimento, fatta di personaggi autorevoli tra cui D’Alema, Bertinotti, De Mita, Vendola, e tanti altri pronti a dire che sarebbe stato scongiurato il pericolo di quella chiusura? Ed oggi? Da due anni si discute sulla possibile riapertura. Risultato, continui rinvii, promesse non mantenute, grandi delusioni. E il sindacato nazionale, in questa vicenda, non ha voluto metterci la faccia, preoccupandosi invece degli stabilimenti di Melfi o di Pomigliano, dove la lotta operaia ha conseguito risultati soddisfacenti. Per continuare nel ricordo del processo di emarginazione, si potrebbe andare con la memoria al centro autismo di Valle. Qui sono sedici anni, dalla posa della prima pietra, che si assiste ad un colpevole rinvio dell’inaugurazione della struttura delegata ad assistere i più sfortunati. C’è un palleggiamento di responsabilità, una burocrazia farraginosa e incapace che pone sulla scena, di volta in volta, ostacoli che non ne consentono la riapertura. Ma in questa vicenda si legge anche il ruolo della malapolitica, di chi manovra nelle ombre per accaparrarsi le risorse assistenziali della Regione Campania. E così i genitori dei ragazzi autistici sono costretti a viaggi fuori provincia, a pagare compensi eccessivi, senza il riscontro di una vera assistenza adeguata. Per continuare, potremmo parlare della città capoluogo e del singolare metodo, forse unico al mondo, che riguarda l’inaugurazione delle opere. Così, l’opera completa non potrà mai essere vissuta totalmente ma a pezzi, come avvenuto per piazza Libertà (questa tremenda e bruttissima piazza criticata da tutti, tradendo il progetto originario), inaugurata solo a metà. L’altra parte avrà tempi più lunghi. E questo metodo si solidifica con la storia recente della Bonatti. Anche qui l’inaugurazione a metà, aperto un primo tratto, per il secondo occorreranno dei mesi. Non c’è che dire. Si è originali anche in questo. Ci sono opere che non verranno mai inaugurate, o almeno la realtà questo dice. Prendete il caso del tunnel. Qualcuno dirà: perché i lavori sono fermi? Forse si aspetta la revoca dei fondi europei stanziati per completarlo? Può accadere anche questo. E che dire della Dogana, simbolo della città? Qualche giorno fa è stata discussa un’idea di grande interesse da parte dell’associazione “Social district”. Un progetto ambizioso. Antonio Chiummo lo ha presentato con quel pizzico di orgoglio tutto avellinese. Ma il suo è un sogno. Uno dei tanti che viaggia nell’indifferenza della città che non partecipa. E allora lanciamo noi una provocazione. Ogni avellinese si autotassi di almeno un euro con lo stile del caffè pagato napoletano, per far tornare la Dogana a quella che era un tempo. Si arriva anche a pensare a questo di fronte all’indifferenza che viaggia in questa città dormitorio. Già, dormitorio. E’ quello che è diventato il Mercatone. Ricovero di barboni e degli ultimi abbandonati. Eppure in questa struttura, altro simbolo di una amministrazione incapace e inetta, si sta realizzando un ascensore, pur sapendo che non potrà essere utilizzato, perché quell’ edificio non ha ancora un ruolo. Cose che capitano solo in questa città. La verita è che avanza il chiacchiericcio politico. Le contrapposizioni sono all’ordine del giorno. Il Consiglio comunale sembra essere più il teatrino dei pupi che un contesto utile a governare la città. Ed ora si annuncia la grande rissa sulla discussione del bilancio comunale. Che non è solo documento ragionieristico. E’ soprattutto l’occasione di una verifica politica. Ma anche questo è difficile da capire.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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