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Gli effetti della crisi economica che ancora pesano e le mancate risposte al tema dell’immigrazione stanno cambiando il volto delle forze politiche tradizionali non solo in Italia ma a livello europeo. La “rivoluzione”è evidente nel campo del centrodestra. Il partito popolare europeo da sempre la casa dei moderati ha oggi al proprio interno i populisti di Orban o la destra reazionaria del cancelliere austriaco Kurz.
Stiamo parlando del partito di Angela Merkel che pure deve fronteggiare i democristiani bavaresi guidati dal ministro dell’Interno Seehofer schierato su posizioni molto diverse. Anche in Spagna la crisi di Rajoy ha spalancato le porte al movimento nuovo di Ciudadanos che spostandosi a destra drena i voti del partito popolare iberico. La Francia ha visto arrivare al ballottaggio per le presidenziali Marine Le Pen che ha travolto gli eredi del partito neogollista. In Gran Bretagna Theresa May dopo la Brexit ha oggi rotto con l’ala del partito conservatore più anti-europea guidata dall’ex ministro Boris Johnson. Una rapida panoramica per sottolineare una metamorfosi che è ancora più evidente a sinistra ormai all’opposizione quasi ovunque. In Germania è “costretta” a governare insieme alla Merkel e perde consensi. In Francia l’ascesa di Macron ha quasi cancellato i socialisti che non sono al governo nemmeno in Inghilterra. Fa eccezione la Spagna ma bisognerà capire quanto durerà l’esecutivo Sanchez. L’Italia conferma la regola. A destra ormai Berlusconi si è fatto cannibalizzare da Salvini e il PD vive una crisi senza precedenti e si trova sospeso in un limbo che può diventare un deserto elettorale. Insomma un quadro a tinte fosche per i partiti tradizionali incapaci di trovare parole e ricette convincenti per un elettorato timoroso ed incerto che per paura è stato spinto nelle braccia di forze politiche nuove che non vogliono farsi intrappolare nei vecchi schemi. Siamo insomma davanti ad una fase nuova dove sono scomparsi i valori condivisi incarnati da politici con idee diverse come i democristiani Moro e Kohl o i socialisti come Mitterand. Oggi è il tempo di chi promette cose impossibili da realizzare o cerca di tenere insieme egoismi e alleanze sovranazionali guardando però non all’Europa ma all’America di Trump e alla Russia di Putin. Per anni ci siamo accaniti contro la casta e oggi Salvini continua ad esercitare un ruolo di lotta e di governo occupando tre incarichi: vicepremier, ministro dell’Interno e leader della Lega. Dall’altro la sinistra arranca. La sua è un’opposizione tattica perché in Parlamento qualcuno che si oppone ci vuole ma non esiste per ora un progetto politico alternativo. Si percepisce la lite interna piuttosto che una proposta diversa rispetto al grillo leghismo. Manca un leader dicono in molti, è vero ma quello che manca di più come ha scritto Marco Damilano sono valori, ragioni ed interessi per schierarsi contro “un’Italia piccola, autarchica, chiusa in se stessa e nelle sue paure, un’Italietta. E c’è un popolo rabbioso ma anche disarticolato, disperso nei rivoli di mille ansie, inquietudini, tanti quanti sono i messaggi nella rete che li esprimono ogni giorno. E’ questa la barriera sottile con cui chi si oppone deve confrontarsi ogni giorno. Non un muro, contro cui si può erigere un altro muro che riscalda il cuore di chi si sente nel recinto più comodo ma una navigazione in mare che richiede capacità di riconoscere i venti, le correnti, le maree. Le forze della sinistra hanno sostituito in questi anni la realtà con il virtuale, si sono disperse in un nulla indistinto, in una banalizzazione di ragioni, valori e interessi. C’è invece un paese che attende un riconoscimento, un programma di lavoro per chi vuole fare non solo opposizione ma alternativa”.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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