“Tanto funziona così”: chi non lo ha mai detto o pensato? E cosa vogliamo fare: abbandonarci all’idea che l’intero sistema è marcio e immodificabile o reagire? Mantenere lo status quo, tribolando per ricavarne comunque un minimo vantaggio, o rompere gli equilibri e mandare tutti al diavolo? E ancora: cos’è per noi la legalità? Che significato assume per la nostra classe dirigente? Proveremo a capirlo insieme, nel corso della due giorni organizzata dal Corriere dell’Irpinia in occasione del 25ennale della testata: l’appuntamento è per il 19 e 20 settembre prossimi. A Villa Amendola, nella prima giornata che inizierà alle ore 10, cercheremo di dare un senso a questa parola ormai abusata e controversa, dialogando con ospiti illustri: dai saluti introduttivi del direttore Gianni Festa, con il prefetto Rossana Riflesso, la commissaria straordinaria del Comune di Avellino Giuliana Perrotta e il procuratore capo di Avellino Domenico Airoma, fino alla successiva tavola rotonda con le principali associazioni territoriali anticamorra e antiracket come Libera (con Davide Perrotta) e Sos Impresa (con il presidente Domenico Capossela), i dirigenti provinciali dei principali partiti politici: Ines Fruncillo (Fdi), Nello Pizza (Pd), Sabino Morano (Lega), Roberto Montefusco (Sinistra Italiana), Angelo Antonio D’Agostino (Forza Italia), e con l’autorevole contributo dell’Ordinario di Letteratura Italiana dell’università di Cassino, il professore Toni Iermano.
A loro chiederemo qual è lo stato di salute della legalità nella città capoluogo, sviscerando il problema dal punto di vista delle associazioni e vagliando le possibile soluzioni politiche. L’obiettivo è ridare speranza ai cittadini e bonificare quelle istituzioni nelle quali nei decenni si è insinuato, incancrenendosi, il morbo della corruzione e del clientelismo. La politica si riempie la bocca di parole come meritocrazia e onestà, ma è la prima a riproporsi alle elezioni cercando voti con i vecchi metodi delle amicizie e delle convergenze di interessi. Come se ne esce? La scheda elettorale dovrebbe conferire ai cittadini una sorta di superpotere, ma si risolve spesso in interrogativi senza risposta: a chi dare le chiavi del Municipio, degli uffici comunali, delle casse pubbliche? A chi delegare le decisioni sugli appalti, sui cantieri, sulle opere? E soprattutto: quali anticorpi possiamo inserire nel sistema per far guarire questa democrazia malata?



