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Di Antonio Alterio

“Il Bollettino Diocesano di Ariano Irpino” era un organo ufficiale voluto dal Vescovo Gioacchino Pedicini e pubblicato per la prima volta nel mese di Gennaio 1940. Sul numero 1 di Gennaio 1942, tra l’altro, apparve un articolo dal titolo “La Crociata della Purezza”, firmato da “L’Ordinario”. In esso si annunciava: “La Gioventù Femminile di Azione Cattolica, con la piena approvazione del Santo Padre Pio XII, ha lanciato in tutta Italia la Crociata della Purezza che si attuerà durante quest’anno sociale 1941-42”. Si dava atto che era “felicemente iniziata anche nella nostra Diocesi e non soltanto in Ariano, ma anche in alcuni suoi paesi, come Monteleone, Buonalbergo e Zungoli…Si ha motivo di sperare che anche nel resto della Diocesi s’inizi e continui la santa battaglia”.

Il vescovo invitava i sacerdoti ad impegnarsi per la buona riuscita della crociata, esponendo i motivi dell’iniziativa: “Da ormai lunghi anni assistiamo ad un vero eclisse del pudore nella donna, sia giovane che maritata. In omaggio alla moda, a questa dea capricciosa che impone alle sue devote gli obblighi più strani e penosi, che nessuna religione richiede dai suoi seguaci, la donna ha ridotto ai minimi termini i suoi vestiti, si è tagliati i capelli, che una volta costituivano tanta parte della sua bellezza, s’imbratta le ciglia e le unghie perfino dei piedi con vernici di vario colore”. La conseguenza di tale comportamento era: “Dal vestire inverecondo al tratto leggiero e provocante il passo è molto breve”, precisando: “Le ragazze oggi si sono emancipate da ogni norma di moralità e non esiste più alcuna differenza tra il bene ed il male; anzi è bene tutto ciò che procura piacere ed è male quello che mette pastoia a questa sete insaziabile di godimenti”. Tale comportamento nasceva “Fin dalla piccola età” e, secondo l’autore del citato articolo, le ragazze coltivavano “amoreggiamenti e se non si hanno a deplorare scandali più gravi e numerosi degli attuali, che pur sono tanti, il merito molte volte è dell’uomo, che non si lascia completamente ubbriacare dalla passione e si ferma sull’orlo del precipizio”. Prevaleva, a ben notare, l’idea della donna adescatrice che trovava ostacolo nella capacità del maschio di sapersi controllare ed allora il nostro cronista si domandava: “Come reagire contro questa marea di fango, che minaccia di sommergere non solo la donna, ma l’intera società?”.

Secondo qualche sacerdote si poteva “raggiungere lo scopo col mettere nel ridicolo tutte queste farfalline variopinte e col cacciarle di chiesa quando vi entrano con abiti indecenti”, ma tale tattica era “sbagliata” perché queste o si allontanavano dalla chiesa o avrebbero adottato “il sistema di venire in chiesa vestite decentemente, ma appena fuori di chiesa” avrebbero fatto “come le altre”. Ciò non garantiva il raggiungimento dell’obbiettivo per cui il nostro “Ordinario” sosteneva: “Il rimedio invece deve andare alla radice del male. Queste ragazze hanno bisogno di essere illuminate e risanate nelle loro coscienze”. Di qui la necessità: “di istruirle intorno alla loro dignità. Sono create ad immagine di Dio, elevate per il battesimo alla dignità di figlie di Dio; non debbono avvilirsi cadendo alle lusinghe dei sensi ed alla lussuria”, per cui bisognava “far penetrare nelle coscienze che la bellezza è un frutto della purezza, che serve anzi ad accrescerla…Facciamole comprendere che al di sopra del corpo vi è l’anima e, quando questa è pura, riverbera anche nel corpo una bellezza che affascina e solleva in alto, non trascina nel fango come le passioni immonde”. Effetto immediato era che “Nella purezza si trovano le gioie vere”, di contro “I divertimenti mondani, i piaceri procurati dalla lussuria, mentre infiacchiscono il corpo ed abbreviano la vita, opprimono lo spirito e lo ricolmano di amarezza; al contrario la purezza dà pace e serenità alla coscienza e provvede anche al benessere del corpo”. A suo dire: “La purezza è anche sorgente di amore vero e duraturo. L’amore del mondo, fondato sui sensi e sulle attrattive esterne, dura finchè dura la passione; ma quando questa è sazia e le attrattive vengono meno anche l’amore si spegne”. Per le autorità ecclesiastiche: “L’amore vero, che resiste al tempo e a tutte le cause, che cercano di distruggerlo, è privilegio di cuori puri e non sempre sciupati dai vizi, perché solo questi sono capaci di affetti profondi, nobili e duraturi”. Ed allora: “Per ottenere questo rinnovamento così radicale della coscienza femminile e perché la purezza torni ad abbellire l’anima ed il volto delle nostre giovani” era “necessario che la Crociata si tenga in tutte le parrocchie ed arrivi a tutte le giovani, perché solo salvando le giovani si salvano le famiglie e con queste la società intera”. A ben guardare si faceva ricadere ancora una volta sulle donne il peso del giusto equilibrio del consesso umano ed allora era breve il passo dall’imporre ad esse di coprire totalmente il loro corpo come vogliono ed impongono i maomettani, con la sharìa. Costoro, infatti, ancora oggi, condannano e puniscono fisicamente le inadempienti.

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