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La scuola, le nuove tecnologie e la passione per l’insegnamento

di Virgilio Iandiorio

La scuola è in perenne trasformazione sotto i nostri occhi, anche se non ne percepiamo il flusso. Abbiamo anche sperato noi docenti che l’introduzione delle nuove tecnologie informatiche avrebbe rappresentato una rivoluzione per insegnanti e alunni. Il fatto è che abbiamo coltivato, e continuiamo a coltivare, la speranza che la soluzione provenga dall’esterno (governo, pubblica amministrazione, economia, ecc.); e il nostro compito a scuola sia solo quello di essere esecutori più o meno attenti e arguti delle disposizioni legislative.

Risorse economiche, attrezzature di ultima generazione e ambienti di lavoro confortevoli non bastano a fare una buona scuola. C’è un fattore che sfugge alla quantificazione statistica. Quanto è grande l’entusiasmo? E la passione, che si mette nel lavoro di insegnante?

Il sogno del docente: verificare la bontà del proprio lavoro e provare la soddisfazione di vederlo realizzato, senza pregiudizi e senza valutazioni esterne. Autovalutazione? Non credo. Perché è come nel lavoro quotidiano: se alla fine della giornata il risultato è scarso, significa che qualcosa non è stato fatto bene. E se non ci si sente per niente soddisfatti, si aspetta il giorno dopo per la “rivincita”: proprio come in un gioco. Spesso si preferisce il mugugnare o lo sbraitare, che non costa niente e ci fa sentire risollevati.

Negli ultimi anni, quando mio nipote Stefano frequentava la scuola primaria, per me era importante e interessante capire la sua percezione della scuola, ascoltare le cose che gli piacevano e quelle che proprio non gli andavano giù. E capire il perché.

Un giorno mi chiese di accompagnarlo a Gesualdo dove si svolgeva una fiera ispirata al Medioevo. C’era il falconiere che mostrava gli uccelli rapaci, nelle stanze del castello c’erano sposte molte armature e altri strumenti bellici. Senza che me ne accorgessi, mio nipote stava filmando con il suo cellulare ciò che gli interessava.

Tornato a casa, chiese aiuto per trasferire le immagini su DVD. Era contento del risultato. La mattina seguente a scuola portò il DVD alla sua insegnante e ai compagni. Lo visionarono in classe. Per circa quindici minuti (tanto quanto la durata del film) i suoi compagni videro la sua “fiera”, le cose che avevano suscitato il suo interesse. Senza l’impegno di dover svolgere alcun compito in classe, mio nipote aveva liberamente scelto di tradurre in immagini cose interessanti, quelle che avevano suscitato la sua curiosità. E le aveva comunicate ai suoi compagni di classe.

L’entusiasmo e la curiosità non figurano tra le materie di insegnamento, ma senza di essi la scuola diventa sterile e non produttiva.

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