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La sinistra del Pd e il No al referendum

 

Come voterà la sinistra del PD al referendum sulla riforma della Costituzione? Non c’è dubbio che quelli che ne sono già usciti: Civati, Fassina, Cofferati voteranno NO come tanti elettori che, in passato, hanno sempre votato PCI, PDS, PD e che si sono rifugiati nell’astensionismo per non votare il PD di Renzi. Stavolta – è lecito supporre – che vadano a votare NO avendo Renzi personalizzato, con toni accesi ed ultimativi la battaglia referendaria. Come una sorta di plebiscito sul Governo e sulla sua Leadership, minacciando – in caso di sconfitta – di abbandonare la politica E’ il caso di prenderlo in parola e non vedono l’ora di fare in modo che ciò accada perché sono convinti che, dopo di lui, non ci saranno sfracelli. Siamo abituati a ben altre emergenze ed in politica esiste sempre un’alternativa, compresa quella di tornare alle elezioni dopo l’insediamento di un governo del Presidente con l’obbiettivo di modificare la legge elettorale per estenderla al Senato e correggerla alzandone il quorum per aver diritto al premio di maggioranza ed estendendolo alla coalizione e, magari, introducendo il sistema uninominale con il doppio turno alla francese. I guasti della riforma, combinati con gli effetti della legge elettorale, sono ben più gravi e suscitano preoccupazioni per possibili rischi di deriva autoritaria anche a dopo Renzi, stante il vento che spira in Europa).Il partito democratico è stato fondato inserendo i diversi riformismi (socialdemocratico, cattolico e liberale di sinistra), in un unico contenitore ancorandolo nel centro sinistra. Fino all’arrivo di Renzi le aspettative sono state rispettate e l’equilibrio mantenuto anche se le varie anime non si sono completamente integrate. Con Renzi, invece, è cambiato tutto: la parte, per così dire, “democristiana dorotea” ha preso tutto il potere, ha imbarcato molti rampanti che – secondo il costume italiano della perenne “transumanza” è salito sul carro del vincitore ed ha relegato, con palese fastidio, l’opposizione all’angolo. Non le ha negato il diritto di parola (e come avrebbe potuto?) ma ascoltando, con palese impiccio, che finissero di parlare nelle sedi di partito senza accettarne alcun contributo. In tali condizioni ed in un contesto difficilmente modificabile per aver attestato il partito su posizioni conservatrici si è alleato con la destra dei poteri forti, della tecnostruttura dell’Europa e dei partiti dell’ex CDL, contribuendo a dare l’addio all’ economia di mercato, alla democrazia del lavoro, al Welfare, senza preoccuparsi minimamente di dividere il paese tra ricchi e poveri, centri e periferie, privilegiati ed emarginati, insultando e deridendo i Sindacati, i Magistrati, la Scuola dei docenti, la burocrazia. E’ realisticamente possibile cambiare le cose dal di dentro e ribaltare l’attuale dirigente unico? Se Renzi vince il Referendum il suo potere si rafforzerà e il controllo sul partito e sul Governo sarà totale. Nascerà il nuovo partito della Nazione (o come si vorrà chiamarlo!) e includerà i Verdini, i Casini, i resti del PDL. Per la sinistra, cattolica e socialdemocratica non ci sarà più spazio. Tanto vale sfidare Renzi a mettere le carte in tavola: se non assume seri impegni di modificare la legge elettorale e di far approvare norme per la scelta dei senatori da parte degli elettori e di spostare più a sinistra la barra del partito, riconoscendo alla sinistra interna il ruolo che le spetta, meglio votare NO al referendum e preparare l’uscita da quella che ormai non è più la loro “ditta”. Con la nuova legge elettorale per la sinistra nel partito non ci sarà più nessuno spazio. Bersani si decida: prenda posizione per il NO e lo gridi chiaro e forte e riassuma la guida di tutte le sinistr, interne ed esterne, perché, finora i Cuperlo e gli Speranza si sono dimostrati timidi ed indecisi. E’ un’occasione storica che non dovrebbe essere lasciata passare. Se non ora, quando?
edito dal Quotidiano del Sud

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