di Virgilio Iandiorio
L’origine del culto di San Michele sul Gargano viene narrata da Giovanni Gioviano Pontano (1426-1503) nella sua storia del “De Bello Neapolitano”, la guerra che nel secolo XV fu combattuta tra Francesi e Aragonesi per il possesso del Regno di Napoli. Oggi che ricorre la festività dell’Arcangelo San Michele, cade a proposito riportare quello che scrisse il Pontano sull’origine del culto del santo sul promontorio del Gargano.
Scrive il Pontano (naturalmente questa è la traduzione dal suo testo in latino):” Dal momento che ci siamo imbattuti in riferimenti a questo tempio molto sacro [la caverna santuario di san Michele a Monte Sant’Angelo], al cui antro dagli ultimi confini della terra ogni anno moltissima gente viene a sciogliere voti, non sarebbe fuori luogo per la mia trattazione [la guerra tra Francesi e Aragonesi] riferire delle sue origini come ho appreso da autori antichi.
E’ una grotta naturale di durissimo sasso, alla quale si discende con diversi gradini, e inoltre un percorso non largo con delle finestre che danno luce. Copre la roccia naturale della volta della caverna un bosco di alte querce, circondato però di muri per non consentire l’ingresso del bestiame al pascolo… Sul motivo per cui questa b grotta sia stata dedicata in particolare a Michele ho trovato queste notizie tramandate dagli antichi e ripetute da oltre novecento anni e più [Pontano scrive nel xv secolo e i fatti si riferiscono al VI sec.].
Al tempo in cui gli Eruli, Goti e altri popoli barbari dell’Asia [La guerra greco-gotica fu combattuta tra il 535 e il 553 d.C. tra l’Impero bizantino e il regno degli Ostrogoti per il controllo dell’Italia] scorrazzavano per l’Italia, un cittadino di Siponto [oggi Manfredonia] un tal Gargano, che aveva preso il nome dal monte, teneva il suo numeroso gregge a pascolare sul monte Gargano. Un giorno si mise con i suoi pastori, alla ricerca per questi boschi di un grosso toro del suo armento, che non trovava perché si era smarrito. Lo ritrovò che pascolava all’ingresso di quella spelonca, di cui ho parlato. Perciò preso dall’ira, tese l’arco che portava con sé e scagliò un dardo con tutta la sua forza contro il toro. Il dardo però come toccò il dorso del toro, rimbalzò all’indietro e la punta acuminata colpì chi l’aveva lanciato.
I pastori interpretarono l’accaduto come un segno divino. Allora Gargano si recò dal vescovo [di Siponto] Lorenzo, sacerdote di santa vita e gli riferì il fatto. Lorenzo rimase stupito del racconto di quanto era accaduto e indisse il digiuno per tre giorni e la recita di molte preghiere.
E così adempito al digiuno e recitate le preghiere secondo il rito, una notte apparve a Lorenzo il principe degli Angeli, Michele, che lo ammonì con queste parole: Per opera mia e per volere di Dio, o Lorenzo, è accaduto che il toro indicasse come io ho voluto questo luogo come basilica, che io ho preparato per dimorare con gli uomini in terra. Questa è la mia basilica, questo sarà il mio sacrario presso i mortali. Annunzia queste cose ai cittadini affinché con la mia esortazione, tramite te, comprendano che in quella grotta, nel suo accesso, io cancellerò i peccati degli uomini che ad essa si recheranno”
E così la grotta venne dedicata all’Arcangelo Michele. E la festa cade nel giorno in cui avvenne il miracolo del toro, il 29 settebre.

