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La trasferta dei ministri nella Terra dei fuochi ha forse tamponato per un po’ il durissimo scontro mediatico tra Salvini e Di Maio su rifiuti e inceneritori. Ma non ha posto fine allo scontro politico, che rischia anzi di diventare sempre più deflagrante. Il confronto con l’Ue si avvicina al tempo delle decisioni definitive, mentre lo spread si impenna e le aste dei titoli pubblici cominciano ad andar male. A innervosire i due alleati “per contratto” sono, però, i motivi politici interni. Per la Lega, i malumori del nord – est produttivo, che vuole continuare a fare affari con i Paesi dell’Europa. E vede come fumo negli occhi l’eventualità di una rottura con l’Ue. Ancor di più una uscita dell’Italia dall’euro, volontaria o coatta che sia. Un atteggiamento che serpeggia negli strati leghisti più moderati, finanche nelle stanze governative. E anche Salvini dovrà farci i conti. Sul versante pentastellato, invece, i sondaggi sono in calo ormai costante dei consensi negli ultimi mesi. I numeri che segnalano sei-sette punti in meno rispetto alle politiche stanno convincendo molti esponenti che, con questa alleanza, il M5S non ha fatto un buon affare.

Queste forti preoccupazioni sono all’origine vera degli esplosivi nervosismi. E addirittura delle accuse dirette tra i vice-premier, cosa finora mai capitata. Esse si aggiungono alle troppe diversità che già caratterizzavano i due contraenti. E che, nella “luna di miele” immediatamente successiva alla formazione del governo Conte, come sempre accade, erano rimaste in ombra. Poi, soprattutto la crescente forbice elettorale tra Lega e M5S e il decisionismo salviniano a fronte della agenda poco produttiva e di non facile attuazione portata avanti dal Movimento hanno riacutizzato le diversità. Suscitato sospetti. Fatto riaffiorare rivalità e incomprensioni. E innescato una pericolosa spirale di diffidenze incontrollabili, che rendono sempre più difficile la convivenza fra i partners. Del resto, l’ evidente l’inconsistenza dell’ opposizione di Pd e FI danneggia anche la forze di maggioranza. La mancanza di un vero avversario capace di incalzare e contrastare il governo si traduce nell’assenza di un collante capace di fare da cemento unificante per le forze di maggioranza. I germi della opposizione, infatti, stanno permeando soprattutto il M5S, facendone una forza di governo ma anche, insieme, una forza di lotta, non tanto nelle piazze quanto nelle aule parlamentari e sui social.

Le note diversità di vedute tra i due partners, negli ultimi mesi sono venute non a caso drammaticamente alla ribalta. La Torino-Lione. Il gasdotto pugliese. Lo stesso reddito di cittadinanza. Poi la soglia di non denuncia del finanziamento di privati ai partiti. Infine il condono di Ischia. Ma il più significativo polticamente è stato il caso “inceneritori”. Non è nel contratto di governo. Il fatto che sia rimbalzato con polemiche anche personali tra i leaders è il segno che la reciproca diffidenza cresce. E l’insofferenza politica aumenta esponenzialmente. Ingigantita anche dai misteriosi colloqui di Salvini con l’ex Cavaliere. Il leader leghista potrebbe essersi stancato di uno stato di cose alla lunga logorante. E perciò essere tentato di andare al’incasso dei consensi che i sondaggi gli attribuiscono. Per poi, magari, cambiare alleanze. Una eventualità temuta dal M5S. Ora in mezzo al guado. Tra indecisioni politiche. Mancate realizzazioni. E promesse non mantenute. Spinto perciò a rifugiarsi nei temi propri della sua identità, come l’ambientalismo anti-camorra.

E con questi atteggiamenti non molto costruttivi che l’attuale maggioranza si appresta ad affrontare i duri passaggi della manovra di bilancio. In Parlamento e con l’Ue. Sul suo iter il Capo dello Stato eserciterà la massima vigilanza (tradotto: nessuna crisi di governo senza approvazione). Clamorose, in proposito, le dichiarazioni dell’alfiere dell’euroscetticismo nostrano, il ministro Savona :”La situazione è grave. Non mi aspettavo andasse in questo modo”, con riferimento all’isolamento italiano in Ue. Una ammissione che ha già provocato un ammorbidimento di toni da parte dei vice-premier. E peserà comunque come un macigno sulle residue velleità sovraniste !

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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