Non si ferma la protesta della opposizioni contro la legge elettorale. Progetto Civico scenderà in piazza davanti al Senato per protestare contro la norma definita “Anti Civici”. “Il Governo Meloni sta tentando di escluderci dalle elezioni politiche con una norma truffa e palesemente anticostituzionale, che salva la casta e impedisce ai nuovi partiti di presentarsi alle elezioni politiche. È incostituzionale l’obbligo di raccogliere almeno 370 mila firme in pochi giorni, 6 mila per 63 collegi in tutta Italia. Prima ne bastavano 94 mila, quasi quattro volte in meno. Facciamo un appello a protestare a prescindere dalle appartenenze politiche: ci sono in gioco le regole democratiche. L’appuntamento è alle 17 in Piazza Vidoni”, annuncia Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia.
Protesta anche il PSI. Dal palco della Festa nazionale dell’Avanti a Campobasso, il segretario Enzo Maraio compie un gesto simbolico insieme ai componenti della Segreteria e alla rappresentanza dei Giovani del partito: “Stracciamo, simbolicamente, le tessere elettorali. Se questa è la democrazia, tanto vale stracciarle. Seimila firme per collegio, oltre 370 mila in tutta Italia e persino il no alla raccolta digitale: non sono regole per garantire la partecipazione, ma ostacoli per limitarla”, denuncia Maraio, che rileva anche “un’anomalia tutta italiana: cambiamo le leggi elettorali con una frequenza che non ha eguali nelle grandi democrazie. Chi scrive queste norme non sembra pensare alla rappresentanza e al pluralismo da garantire, ma agli avversari da colpire e alle rendite di posizione da conservare”.
Infine, Maraio traccia la strada delle prossime azioni: “Ci mobiliteremo, con gli amici di Più Europa e Progetto Civico, con il sostegno di tutta la coalizione, e vedremo cosa accadrà. Guardiamo al Presidente Mattarella, garante e custode della Costituzione. Di fronte a un attacco al pluralismo e alla partecipazione democratica, il Capo dello Stato resta l’ultima e più alta garanzia istituzionale. Per ora, in attesa che la mobilitazione riesca a cambiare qualcosa e che arrivino interventi autorevoli a difesa del pluralismo, non ci resta che stracciare simbolicamente le tessere elettorali. Se a essere messe a rischio sono le regole stesse della democrazia, la protesta non può che essere forte”.
Ma il segretario dell’UDC, Antonio De Poli, nel suo intervento finale alla festa del partito a Roma dichiara: “Oggi con la modifica della legge elettorale, dopo 35 anni di immobilismo, ritornano le preferenze, che sono sempre state una nostra battaglia. I cittadini devono tornare a scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. È un primo passo nella giusta direzione”.
Netta invece la presa di posizione del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che intervistato nel corso della Festa del Fatto attacca: “Giorgia Meloni, ma non ti vergogni, davanti a una spesa alimentare aumentata del 30%, il carburante che ha superato 2 euro al litro e davanti a 6 milioni di italiani in povertà assoluta e a un calo della produzione industriale, a rivolgere tutte le attenzioni del Parlamento sulla legge elettorale per perpetuare la tua poltrona?”.
Duro anche l’intervento del presidente dei senatori del PD, Francesco Boccia, in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno in merito all’esito delle votazioni a Palazzo Madama sulle preferenze: “Paura del giudizio degli italiani, mancanza di coraggio e coerenza. Le opposizioni unite avevano proposto preferenze vere, libere. La destra ha scelto i capilista bloccati, così Giorgia Meloni, Lega e FI potranno di nuovo scegliere i fedelissimi. Altra promessa mancata…”.
Riferendosi alla riapertura dei termini per la presentazione degli emendamenti concessa dal presidente La Russa — accusato di aver fatto in questo modo un favore alle opposizioni —, Boccia sottolinea che Giorgia Meloni “deve prendersela solo con se stessa; sulle preferenze ha perso la faccia, inutile dare ad altri la responsabilità. Quand’era all’opposizione pontificava sul dare agli italiani la possibilità di scegliere gli eletti, oggi poteva decidere se modificare la legge o perdere la faccia. La conservazione del potere ha avuto la meglio”.
Esprimendo poi un giudizio complessivo sul testo della riforma, il capogruppo dem aggiunge: “È tutto l’impianto ad essere sbagliato: liste piene di nominati; premierato mascherato attraverso l’indicazione del candidato premier, scelta incostituzionale visto che è una prerogativa del Presidente della Repubblica; un premio di maggioranza già definito dalla Consulta troppo alto. E la prima donna premier sta affossando l’alternanza di genere. Quindi avremo un Parlamento non solo di nominati, ma per lo più di uomini. I ricorsi pioveranno”.
Sul tema dell’innalzamento del numero di firme necessarie per presentarsi alle elezioni, Boccia osserva: “Siamo alle solite. Ad ogni nuovo sondaggio che li dà in affanno si inventano modifiche: il ballottaggio, la soglia per il premio di maggioranza e adesso provano a liberarsi dei partiti più piccoli. Noi, per aiutare Magi e +Europa che non sono presenti in Senato, abbiamo proposto di azzerare il limite delle firme, ma la destra le ha addirittura aumentate. Il PD, come sempre, farà la sua parte e aiuterà le formazioni civiche che ne avranno bisogno”.
Boccia conclude: “È evidente che hanno paura: sanno di avere tradito tutte le promesse e temono il giudizio degli elettori. Al Sud come al Nord: promettevano di cancellare le accise sui carburanti e la benzina è stabile sopra i 2 euro; salari e pensioni sono fermi, il caro-vita avanza, la sanità pubblica è al collasso. Gli italiani non si fanno prendere in giro”.

