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L’esame di Stato, quando la commissione pensò che il tema di italiano non poteva essere farina del mio sacco

di Monia Gaita

L’esame di Stato. Chi non lo ricorda! Domani sarà la volta di tanti ragazzi, compresa la mia più piccola: Beatrice.  Il tema di italiano tanto temuto. Poi al Liceo Classico Colletta di Avellino sarà la volta della versione di latino. Le altre scuole avranno prove specifiche a seconda dell’indirizzo.

Ma il tema di italiano lo ricordiamo tutti. Pure io feci il mio, su Giovanni Pascoli. Avevo già nella testa i fondamentali della letteratura e una visione mia, critica, eretica e appassionata che riversai nei fogli. Accadde che la Commissione fermò il mio compito perché disse che non poteva essere farina del mio sacco. Una requisizione che mi spaventò. Scomodarono addirittura Natalino Sapegno, pensando in un comodo copia e incolla. Allora non esistevano i telefonini, ma copiare dal cartaceo era sempre possibile. Mi telefonarono, allarmati, i compagni di classe perché il membro interno di matematica, grande professore assai versato anche nella fisica, Germano Germani, aveva loro riferito di un problema col mio compito.

Ma il professore Germano Germani mi conosceva bene e mi difese.  Per cui prelevò dell’armadietto i miei vecchi compiti e li diede in pasto ai valutanti.  Ho sempre diffidato dei valutanti, ho sempre pensato che non sempre i valutanti siano migliori dei valutati, ma quella volta mi andò bene: capirono che non c’era alcun tranello e che quel tema era mio. Vissi qualche giorno di trepidazione che il sole estivo rese quasi sospesa, sospesa ma galleggiante come una nuvola bianca nell’azzurro. Una trepidazione strana cui non seppi dare un volto e un nome.

È questo il ricordo più vivo del mio lontano esame. Poi tutto si risolse bene, ma ne fui informata giorni dopo, al termine di una paludosa attesa in una sospensione temporanea. A voi ragazzi auguro di poter fare bene.  Vi faccio un forte in bocca al lupo.  Provate a gestire il panico, il cuore tachicardico che pare uscire fuori dal petto! È capitato pure a me, ma non sono morta! Ero sicura: “ecco, arriva l’infarto!” ma non è mai arrivato. E ricordate che al tremore segue la pace, al vuoto il senso, al buio la luce, alla disperazione la speranza. E dopo la tempesta arriva sempre il sole!

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