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Lettera aperta al segretario Pd 

No, non ci siamo. Un partito. se è tale, non può dividere. Deve unire. Scrivo del Pd irpino. E del suo segretario, il giovane Di Guglielmo. Non mi pare, dai fatti che accadono, che egli sia adeguato al ruolo che dovrebbe svolgere. Ne ho avuto stima. Pensavo che la sua età potesse favorire un processo di crescita del partito. Che avesse capacità di sintesi e non fosse di parte. La tradizione politica e culturale della nostra provincia ha sempre trovato nei vertici dei partiti personaggi di grande qualità. Non conosco fino in fondo le sue difficoltà per unire. So bene che egli è stato eletto da una parte con l’assenza dell’altra parte. Ma dal momento che è diventato segretario avrebbe dovuto dimostrare di essere segretario di tutti. Non mi pare che sia così. Mi spiego. Questo giornale, nel più assoluto rispetto dei ruoli e con la neutralità che garantisce, intervistando l’ex senatore di Avellino, Enzo De Luca, aveva raccolto una proposta che potesse porre fine alla balcanizzazione del Pd. Il percorso indicato era semplice: ritiro del ricorso fatto al Tribunale contro la legittimità dell’elezione del segretario; convocazione di un’assemblea provinciale di tutti gli amministratori e gli iscritti, anche aperta ai sostenitori del centrosinistra; la definizione di un percorso condiviso per la scelta del candidato presidente alla Provincia: una riflessione corale verso il congresso e, infine, l’assunzione di responsabilità verso quei Comuni che saranno chiamati al turno elettorale del 2019. Una proposta che avrebbe consentito al segretario di riportare serenità nel partito. Proposta che, sia pure in parte, era stata condivisa da Rosetta D’Amelio. esponente di rilievo politico-istituzionale del Pd. Di Gugliemo che aveva uno strumento di dialogo a disposizione l’ha ignorato. Fomentando ulteriori divisioni e negando irresponsabilmente la sua partecipazione ad un vertice romano, convocato dalla segreteria nazionale per riportare serenità nel partito.

Non solo. Ad un parlamentare uno che si è infiltrato nella nobile storia politica dell’Irpinia con truppe di assalto che, salvo qualche rara eccezione, sono il peggio della politica locale – Di Guglielmo consente di immaginare la scelta autonoma del presidente della Provincia. Altrimenti, dice costui, sarà una lista civica a sostenerlo. Linguaggio che non ha nessun riscontro nella civile tradizione politica irpina. E il segretario che fa? Rimane muto, quando è chiaro che il suo ruolo gli imporrebbe di condannare queste espressioni e di ricondurre tutto a una sintesi per l’unità del partito, mostrando, se proprio necessario, atti di coraggio. Ecco allora tornare la proposta di cui dicevo prima. Certamente è contrario a questa chi vuole dividere e fomentare dissenso. Ovviamente a qualcuno verrà pure in mente di chiedersi: perchè tanto interesse per il Pd? Rispondo: perchè questo partito, a livello provinciale ha grandi responsabilità nel governo del territorio e del suo sviluppo. Le vertenze aperte sul piano dell’occupazione e delle vertenze di lavoro, della politica delle infrastrutture necessarie (leggi ponti disastrati), dell’am – biente e dei rifiuti vedono, purtroppo, il partito assente sia pure nelle indicazioni e nelle scelte da portare a termine. Mai il segretario del Pd si è attivato su questo fronte, a meno che non si trattasse di piccoli segmenti della gestione di un potere effimero. Se questo è il tempo che ci è dato vivere, per usare in modo irriverente un’espressione di Aldo Moro, allora questo tempo è il peggiore che sta vivendo la democrazia partecipativa della nostra provincia. Ci viene da rimpiangere il passato: le lotte della Dc e del Pci sulle questioni della realtà irpina, il confronto aspro, ma sempre con lo sguardo all’interesse generale. E pensando ai vari De Mita, Mancino, Bianco, Gargani, D’Ambrosio, Acone, De Vito ed altri esponenti della politica del passato, che ben conoscevano la materia di cui discutevano, non possiamo non restare basiti di fronte alla superficialità con cui si agisce nella realtà attuale. Il Comune di Avellino, e le vicende di cui quotidianamente narriamo, è l’esempio plastico delle incongruenza della classe politica non dirigente. Per tornare al Pd. Io penso, per il bene delle comunità, che bisogna porre fine alle scorribande selvagge di chi ritiene il partito cosa propria e agisce contro di esso. C’è necessità di analizzare le contraddizioni e farne sintesi virtuose. E’ un consiglio per il giovane segretario che oggi sembra prigioniero di logiche di parte. C’è una qualità che egli deve dimostrare in queste difficili ore che il partito attraversa: l’umiltà per restituire a se stesso, agli iscritti e agli stessi alleati il valore della mediazione e del recupero dell’identità. Senza questo il Pd non è un partito e chi ne è segretario è un morto che si agita nelle ombre di un vento impetuoso.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud

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