Trasmettere ai giovani il valore delle legalità, mantenendo viva la memoria di chi ha dato la propria vita per servire le istituzioni. E’ il senso dell’incontro dedicato al ricordo di Pasquale Campanello, Sovrintendente Capo della Polizia Penitenziaria, cittadino mercoglianese vittima innocente di camorra dall’IC di Mercogliano e da Libera, in collaborazione con la pro loco. A confrontarsi con gli allievi e i docenti dell’istituto, guidato dalla dirigente Alessandra Tarantino, Antonietta Oliva, vedova Campanello. Un incontro che si carica di un significato speciale nell’anniversario dalla morte di Campanello, “Stamattina abbiamo fatto memoria di una storia che parla di giustizia, di libertà, di amore, di speranza” hanno sottolineato i rappresentanti della pro loco. A partecipare all’incontro il sindaco Vittorio D’Alessio che ha annunciato la volontà di “riconoscerle la cittadinanza onoraria per il suo impegno per il bene comune, perchè grazie alla sua testimonianza continua ad essere voce di giustizia, esempio di coraggio e tenacia. Molto presto, inoltre, inaugureremo il nuovo centro sociale intitolato a Campanello”. A ribadire la lezione forte che arriva dall’esempio di Campanello Davide Perrotta e Stefano Pirone di Libera “Pasquale Campanello aveva scelto di svolgere la propria professione con un forte senso di giustizia, consapevole del valore del bene comune. Ecco perchè è importante mantenere vivo il suo ricordo. Oggi abbiamo voluto ripercorrere l’eredità civile e morale lasciata dall’impegno e del coraggio di Pasquale”. E ribadiscono come sia una buona notizia “la volontà del sindaco di Mercogliano di riconoscere ad Antonietta la cittadinanza onoraria della città e registriamo positivamente l’impegno a restituire in tempi brevi alla collettività il Centro sociale intitolato a Pasquale Campanello. Rimane tuttavia una ferita aperta, grave e non eludibile: l’assenza di verità e di giustizia per una vicenda che, da trentatré anni, non ha ancora visto l’accertamento di responsabilità giudiziarie. Resta, sopra ogni altra cosa, il dovere della memoria e della responsabilità. Perché il ricordo di Pasquale Campanello non può esaurirsi nella commemorazione, ma continua a interrogarci, a chiedere verità e giustizia”
Toccante la testimonianza di Antonietta Oliva che ha ricordato come “a 33 anni all’omicidio i colpevoli non siano stati ancora condannati. Le indagini restano ferme al palo. Mio marito ha pagato con la morte la sua fedeltà a uno Stato che non gli ha reso giustizia”. Cita le parole di Papa Francesco “Nel 2014, a Latina, riuscimmo a incontrare il Pontefice che rivolse un monito forte ai mafiosi, invitandoli a convertirsi. E’ la speranza che nutro anche io, che chi sa non porti con è i segreti nella tomba. Si carica sempre di una valore forte l’incontro con i ragazzi, diventa l’occasione per farli riflettere sul valore della legalità, sul compito a cui siamo chiamati ogni giorno perchè la criminalità organizzata sia finalmente sconfitta”. A precedere l’incontro la visione del film “Un giorno come tanti”, realizzato da Giovanni Centrella presso l’auditorium dell’Istituto Comprensivo di Mercogliano.
Campanello fu ucciso la sera dell’8 febbraio 1993, mentre rientrava da lavoro, freddato da quattro sicari armati di fucili a pompa e pistole. La sua colpa era stata solo e unicamente quella di aver applicato le regole, colpevole di non essersi piegato a intimidazioni e minacce. Pasquale Campanello aveva scelto di stare dalla parte dello Stato. I sicari spararono per ben quattordici volte mentre lui era di spalle.




