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L’ULTIMA SILLOGE DI DI ZEO
Sabato prossimo al Circolo della Stampa la presentazione di “Esule non sarò”.

Dopo l’intensità lirica raggiunta da “Lo Gnomo ignorante” del 2009 e la piacevole incursione letteraria de “Le zampe dei gatti hanno cinquant’anni”, interessante esperienza di scrittura corale al femminile con Fiorella Bruno e Emilia Bersabea Cirillo del 2013, Rosa Di Zeo ripropone al pubblico una sua silloge poetica dal titolo “Esule non sarò”. Una breve raccolta di poesie composte tra il 2014 e il 2015, pubblicata dalle Edizioni L’Arca Felice.
L’autrice avellinese, che ha insegnato per molti anni a Bergamo, vivendo lì significativi momenti di crescita culturale e professionale, come la collaborazione con la rivista “Alla Bottega” di Milano, dopo la partecipazione al concorso nazionale di poesia “Aspera”, indetto dalla stessa rivista di arte e cultura, prima di far ritorno nella sua città dove tuttora insegna, ha all’attivo anche una raccolta di fiabe e scritti per l’infanzia, “Fiabafole”, con cui ha esordito nel mondo editoriale, caratterizzandosi fin da subito per un’originalità nel tratto, nelle tematiche e nella visione ideale. Quella che con termine impegnativo si definirebbe la sua poetica.
LA POETICA DELLO GNOMO IGNORANTE
Mentre nello “Gnomo ignorante”, testo a suo modo completo e all’apparenza definitivo, in cui mette insieme accurate rielaborazioni e riflessioni poetiche su brani di autori classici, che costituiscono i punti fermi del percorso intrapreso dalla scrittrice, spaziando da Pasolini a Leopardi, da Machado a Saramago, passando per Merini, Calvino, Spaziani, Neruda, Yourchenaur, Adonis e Pessoa, riferimenti costanti dai quali Di Zeo attinge la linfa vitale delle sue liriche, con “Esule non sarò” siamo di fronte ad un lavoro articolato che si inerpica nella complessità del discorso esistenziale. Un’appendice ed al contempo un aggiornamento sul piano espressivo, che, dopo la sorta di manifesto poetico contenuto nell’opera precedente, prova a sperimentare nuove atmosfere e innovative soluzioni. A testimonianza di un’evoluzione in atto, della ricerca di aure e suggestioni diverse, continuando l’introspettivo studio sulla parola, attenta a togliere piuttosto che a mettere, all’arte del comporre e dello scomporre, del levigare invece dell’aggiungere e riempire, che è il segreto della vera poesia. Impressioni che si colgono leggendo l’ultima opera dell’autrice.
Qui colpisce immediatamente l’uso del termine “esule”, elevato a rappresentare una condizione esistenziale di sofferenza che si vuole tener lontana, mentre le fanno compagnia Eraclito, Juan Gelman, Omero, Pablo Neruda, Maria Luisa Spaziani, autori citati fra le pagine della raccolta, arricchita inoltre dalle suggestive “interpretazioni visive” dell’illustratore Marco Vecchio.
Due sono le frasi particolarmente significative per capire l’universo poetico della Di Zeo: quella di Neruda, tratta da “Venti poesie d’amore e una canzone disperata”: “La mia voce sarà la stessa del seminatore che canta”; e quella della Spaziani: “Mi consola solo ciò ch’è improbabile”. Entrambe esplicative della poetica dell’autrice.
LA LEVITA’ DELLE LIRICHE
I suoi versi denotano una singolare ricerca linguistica, con scelte filologiche a volte inusuali, ricorrendo sovente a termini e costrutti che non ti aspetteresti in una lirica ma che vengono plasmati nella foggia adatta alle necessità della comunicazione poetica, in una “semina” continua, contraddistinta da una levità generale, qualità rara. Una leggerezza, che non è mai superficiale, restando la cifra stilistica dell’autrice anche quando affronta temi impegnativi come il tempo e l’esistenza, l’amore e la morte, problemi filosofici per antonomasia.
Quello che colpisce leggendo le poesie di Rosa Di Zeo è lo stupore che si intravede all’origine del suo lirismo. Fonte della poesia e del pensiero filosofico, che procedono insieme.
E poi l’eleganza raffinata dei versi che esplicitano un flusso interiore senza cercare né assertività né sentenze perentorie, ma, senza esistenzialismi di seconda mano, i suoi versi si insinuano nel lettore, spingendolo a riflettere.
È pur vero che fra le righe s’incontrano anche spunti malinconici, ombrosità ogni tanto, inclinazioni meditative nei confronti dello scorrere della vita, ma alla fine a prevalere è proprio l’originalità di Di Zeo, quel suo cantare ciò che semplicemente accade, in un poetare senza fronzoli e voli troppo arditi.
In lei, l’inquietudine, che pure affiora, si confonde con la naturalezza dell’espressione e della costruzione poetica. Le “piccole cose” diventano protagoniste, baricentro del continuo passaggio dal piano esistenziale a quello assoluto. Alla cosmogonia, come indagine sul tempo, si associa la musica del verso. La realtà è vista con sguardo sognante, a volte mesto. Ed il minimalismo della visione esistenziale è il sottofondo di poesie in cui sono evidenti il tono pacato, il tratto intelligente, l’emotività temperata, la passione per la scrittura, dentro un percorso creativo che promette ulteriori significativi sviluppi.
In un’epoca di banalità comunicativa se non proprio di azzeramento delle relazioni interpersonali, acquista ancor più valore la poesia con la sua funzione catartica, in cerca di una via d’uscita dall’insostenibile caos odierno. Rispetto a tali emergenze l’autrice risponde con il disincanto dell’atteggiamento e l’incanto della scrittura, il ricorso a espressioni insolite alle quali ridà dignità letteraria, lasciando spazio all’immaginazione insieme alla riflessione, in un’elaborazione personale.
“L’improbabile” di Maria Luisa Spaziani finisce per coincidere con il mondo di Di Zeo. Fonte d’ispirazione che le accomuna. Una poesia al femminile che non si preoccupa di intrecciarsi con le attività casalinghe ed altre occupazioni di donne, nel cantare la suggestione delle piccole cose che l’autrice fa diventare importanti. Eppure il suo tono piano e riflessivo, la leggerezza del verso non appaiono rassicuranti: un sottile filo d’inquietudine attraversa i suoi componimenti, costruiti con solo apparente ingenuità, mai banali e irrilevanti, con lingua chiara e veritiera.
Sabato 18 novembre, alle ore 18, al Circolo della Stampa di Corso Vittorio Emanuele ad Avellino si terrà la presentazione della silloge poetica “Esule non sarò” di Rosa Di Zeo.

Di Carlo Picone

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